Quel bicchiere in più. Dal brindisi alla dipendenza: l’alcolismo nei film

8 Giugno 2020 | Di Ignazio Senatore
Quel bicchiere in più. Dal brindisi alla dipendenza: l’alcolismo nei film
Scritti di Ignazio Senatore sui rapporti tra Cinema e psiche
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Registi e sceneggiatori hanno mostrato più volte personaggi che brindano, con parenti ed amici, intorno a tavole imbandite per festeggiare un matrimonio, la nascita di un figlio, una festosa ricorrenza. Al di là dell’aspetto conviviale e socializzante del bere, sullo schermo sono, all’opposto, comparsi dei personaggi che alzano troppo il gomito; c’è chi tracanna whisky nella speranza di poter dare un calcio ad insoddisfazioni e frustrazioni (Chi ha paura di Virginia Wolf ?) chi si sbronza perché non resiste più agli insulti del tempo (La dolce ala della giovinezza), chi, invece, affoga nell’alcol, incapace di tollerare delusione amorosa (Un dollaro d’onore, El Dorado) o perché vittima di eventi traumatici o dolorosi (Dalla terrazza, Sotto il vulcano).  “Solo quando sono ubriaco riesco a sopportarmi.” afferma Buick, il protagonista de La gatta sul tetto che scotta. Gli fa eco Ben di Via da Las Vegas: “Non mi ricordo se ho incominciato a  bere perché mia moglie è scappata o se mia moglie è scappata perché ho cominciato a bere.” Al fianco di questi personaggi perennemente attaccati alla bottiglia (Ironweed, Barfly), troviamo alcolisti in crisi d’astinenza, colti da delirium tremens e da allucinazioni microzooptiche (Giorni perduti). Generalmente registi e sceneggiatori non scavano a fondo nell’anima di questi dolenti personaggi e si limitano a mostrarli completamente sbronzi mentre farneticano ad alta voce e franano di colpo sul pavimento, come dei burattini senza fili. Per lo più il clima che si respira in queste pellicole è cupo e pessimista, ma c’è chi riesce a lasciarsi alle spalle l’inferno alcolomanico, anche grazie all’apporto degli Anonimi Alcolisti (Amarsi, I giorni del vino e delle rose). Messi da parte questi personaggi ad alta gradazione alcolica, il cinema ha saputo anche raccontare, con un pizzico d’ironia, quei personaggi che, affetti da ebbrezza occasionale (Notorius) o da ebbrezza patologica (Appuntamento al buio), essendo estremamente sensibili all’assunzione di alcol, dopo un dito di alcol, ne combinano delle belle.

Articolo pubblicato sulla Rivista Optima Salute – Giugno 2020

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