Ricordati di me

20 Dicembre 2014 | Di Ignazio Senatore
Ricordati di me
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Carlo Ristucci (Fabrizio Bentivoglio) promotore finanziario ha un sogno nel cassetto; diventare romanziere; la moglie Giulia (Laura Morante) insegna al liceo e da quando ha messo su famiglia ha dovuto rinunciare alla carriera d’attrice. Valentina (Nicoletta Romanoff), la primogenita, dopo essere stata scartata ad un provino, pur di diventare una velina, si tuffa tra le braccia di Paolo (Pietro Taricone) e successivamente si lega a Stefano (Enrico Silvestrin), un giovane divo del piccolo schermo. Paolo (Silvio Muccino), il secondogenito, ansioso ed insicuro, cerca, invano, di far breccia nel cuore di una coetanea. I Ristucci vivono tutti nella stessa casa ma da tempo non si cercano, non si desiderano e non si parlano più. Scontenti, frustati ed incapace di mettere ordine nella loro vita privata, schiavi di gelosie e di invidie sommerse, hanno smesso di cercarsi ed di guardarsi negli occhi, trasformando così la loro famiglia in una prigione anonima e fredda dove non circola più affetto, non è più possibile confrontarsi, intercettare i bisogni dell’altro e condividere insieme gioie e dolori. Frustrati ed amareggiati, urlano, strepitano e si scambiano solo delle fugaci comunicazioni di servizio nei corridoi di casa o mentre sono seduti davanti alla tivvù. Giulia, nevrotica, instabile ed asfissiante, riprende a recitare in un teatrino off e fa le fusa al regista che scopre essere gay (Gabriele Lavia); Carlo, sempre più taciturno ed imploso in se stesso, incontra Alessia (Monica Bellucci), sua vecchia fiamma, rinasce e, dopo aver ripreso a scrivere un romanzo che aveva nel cassetto da decenni, molla lavoro e famiglia per andare a vivere con lei; Un attimo dopo aver sbattuto la porta di casa, un’auto pirata lo travolgerà. Un finale aperto chiuderà la vicenda.

Se ne L’ultimo bacio Muccino aveva offerto l’affresco di una coppia in crisi, in quest’ultima pellicola il regista romano allarga il campo d’osservazione ed affonda il coltello sullo sfaldamento dell’istituzione famiglia e sulla crisi dei quarantenni. In maniera un po’ scolastica, Muccino mostra Carlo e Giulia, genitori che hanno scelto di ripiegarsi narcisisticamente su loro stessi, incapaci di assumersi le proprie responsabilità e di proporsi come punto di riferimento per i propri figli e Paolo, fragile ed insicuro, che prima di telefonare alla ragazzina che gli sta strappando il cuore, deve guardarsi allo specchio e ripetersi, decine di volte, un nervoso: “Devi credere in te stesso” . L’unica più decisa e determinata di tutti è Valentina che riesce a centrare il suo obiettivo e diventare una velina televisiva. M a ben vedere l’unica creatura veramente pulsante di tutto il film è Alessia, una donna che, in nome dell’amore, è disposta a tutto e che, noncurante delle conseguenze, va ciecamente incontro all’amore,. Con questa pellicola, tartassata da gran parte della critica nostrana che ha accusato il regista di aver costruito una furbetta operazione commerciale, Muccino fa centro mettendo a nudo un gruppo familiare che condivide lo stesso spazio fisico (le mura domestiche) ma non mentale ed imprimendo alla vicenda un ritmo furioso ed incalzante.

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