Rosso come il cielo

20 Dicembre 2014 | Di Ignazio Senatore
Rosso come il cielo
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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 Anni ‘70. A seguito di un colpo partito accidentalmente dal fucile di caccia del padre, il piccolo Mirco (Luca Capriotti) all’età di dieci anni perde gradualmente la vista fino a diventare cieco. Per l’handicap è costretto ad abbandonare famiglia, scuola e la natia Pontedera ed a frequentare, non senza difficoltà, l’Istituto “David Chiossone” di Genova, retto da religiosi. Acuto, intelligente e sensibile, quando il maestro in classe assegna come compito una ricerca sulle stagioni, grazie ad un registratore a bobine che trova in istituto, inizia ad archiviare i suoni più disparati e con qualche artificio e qualche geniale invenzione, simula lo scroscio della pioggia, il sibilare del vento, il canto degli uccelli ed il fragore del lampo. Invece di fargli i complimenti l’ottuso direttore lo redarguisce severamente davanti ai compagni di classe e minaccia di punirlo per aver usato indebitamente il registratore della scuola. Mirco, saldo come una roccia, non si lascia intimidire e, complice Francesca (Francesca Maturanza), una coetanea figlia della custode, inizia a frequentare, insieme ai compagni di classe il cinema del paese. E’ alle porte la recita scolastica per celebrare il mese mariano ed il direttore ha già individuato alcuni bambini che devono interpretarla. Mirco non è tra i prescelti ed insieme agli altri esclusi, in gran segreto, lavora ad un testo di loro invenzione, ricco di effetti sonori. Il conservatore direttore lo scopre e, ritenendolo uno studente fin troppo originale ed intraprendente e, per evitare che mandi in crisi il rigido metodo didattico della scuola, lo espelle. In sua difesa si schiera Don Giulio (Paolo Sassanelli), uno dei docenti dell’istituto e, grazie alla mobilitazione della città, Mirco è riammesso in istituto. Il finale si schiude con i bambini che recitano una fiaba canora scritta da Mirco e dai compagni di scuola, con gli spettatori ed i genitori che assistono alla rappresentazione bendati. Nei titoli di coda compare una scritta: “Nel 1975, dopo numerose pressioni, lo Stato Italiano approvò la legge che aboliva i collegi e permetteva ai non vedenti di studiare nelle scuole pubbliche”.

Senza mai cadere nella retorica e nelle strizzate di cuore, il giovane regista s’affida a degli attori esordienti e s’ispira alla storia vera di Mirco Mencacci, noto montatore del suono del cinema italiano. Il film, toccante e delicato, è duro attacco contro gli istituti religiosi per non vedenti, la cui didattica puntava a soffocare le capacità espressive dei singoli bambini. Bortone si affida ad una narrazione dal sapore un po’ troppo favolistico che non deborda però mai nel pietismo o nella facile commiserazione ed impagina una storia tenera ed a tratti commovente. Il titolo del film s’ispira ad una scena in apertura del film; il piccolo Felice, cieco dalla nascita  chiede a Marco, suo compagno di classe di descrivergli i colori: “Blu è come quando vai in bicicletta ed il vento ti si spiaccica in faccia, oppure come il mare. Il marrone, senti ,è come la corteccia di questo albero, è ruvida. Il rosso è come il fuoco, come il cielo al tramonto.” Da segnalare l’agghiacciante racconto della piccola Francesca che confida a Mirco i maltrattamenti che le suore imponevano ai piccoli ospiti dell’Istituto: “Un bambino fece la pipì a letto e per punizione le suore lo fecero dormire dieci giorni con quelle stesse lenzuola; un’altra volta un bambino non era andato in chiesa e lo avevano fatto stare tutta la notte in piedi a pregare.”

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