Tatanka di Giuseppe Gagliardi – Italia – 2011 – Durata: 100’

14 Agosto 2022 | Di Ignazio Senatore
Tatanka di Giuseppe Gagliardi – Italia – 2011 – Durata: 100’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Michele (Lorenzo Scialla) e Rosario (Vincenzo Pane), due giovani sbandati, vivono di loschi espedienti e di rapine. Michele è notato da Sabatino (Giorgio Colangeli), un esperto allenatore di boxe, che intravede in lui delle potenzialità e prova a strapparlo dal’ambiente malavitoso. Michele è un piccolo campioncino e per il suo modo di combattere a testa bassa, è soprannominato “Tatanka” parola con cui i Lakhota Sioux indicano il bisonte maschio. Ma Rosario deve fare un colpo, Michele non sa dirgli di no e, dopo aver svaligiato un deposito alimentare, è scoperto dal custode; senza pensarci due volte, Rosario gli spara e lo uccide. Michele è condannato ad otto anni di carcere e dietro le sbarre matura dentro di sé la volontà di voler combattere come pugile alle Olimpiadi. Dopo aver scontato la pena Michele (Clemente Russo) ritorna da Sabatino e si allena senza sosta. Rosario (Carmine Recano), sempre legato all’ambiente malavitoso, diviene il suo manager e gli organizza un paio di incontri. Michele manda al tappeto tutti gli avversari e quando Rosario, che ha deciso di guadagnare con la sua sconfitta un bel po’ di soldini, gli impone di perdere un match, Michele si ribella e dopo aver detronizzato il suo sfidante, lo manda knockout. Costretto a fuggire all’estero, s’innamora di Petra (Susanne Wolff), una dolce ristoratrice. Divorato dalla voglia di combattere, dopo aver vinto a Berlino alcuni incontri di boxe clandestini, è adocchiato da Vinko (Rade Serbedzija), allenatore vecchio stampo, che gli insegna a tirare di scherma, a migliorare la propria tecnica pugilistica e gli organizza un incontro allo Stammring, in Polonia, dove Michele sbaraglia tutti. Alla morte del nonno, Michele rientra in Italia, dove non ha ancora regolato i conti in sospeso con la malavita.

Giuseppe Gagliardi traspone liberamente un racconto del volume di Roberto Saviano “La bellezza e l’inferno” e dirige un piccolo capolavoro che avrebbe meritato maggiore fortuna di critica e di pubblico. Sin dalle prime battute l’adrenalina scorre a fiume e le gesta malavitose di Michele e Rosario, girate con crudo realismo, tolgono il respiro. Cavallo selvatico, dotato di un cazzotto in grado di uccidere una bufala, Michele ha un solo desiderio; abbattere ogni avversario fino a guadagnarsi il passaporto per le Olimpiadi. Cresciuto in un ambiente difficile, deve fare i conti con affaristi, camorristi ed imbroglioni e, piuttosto che vendere l’anima al diavolo,  abbandona tutti, compreso l’anziano nonno con il quale era cresciuto, e decide di ricominciare la carriera pugilistica combattendo nei feroci incontri clandestini. La trama è avvincente, la tensione non cala mai di una tacca, i dialoghi sono ben dosati e Carmine Russo, nei panni di se stesso, è assolutamente convincente. Candidato al Nastro d’argento per (Giorgio Colangeli) miglior attore non protagonista, fotografia e (Vito Martinelli) sonoro in presa diretta.

Per un approfondimento sul tema Cinema e sportsi rimanda al volume di Ignazio Senatore “Quando il campione recita”, edito da Absolutely Free.

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