Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh – G.B – 2017 – Durata 121’

3 Dicembre 2021 | Di Ignazio Senatore
Tre manifesti a Ebbing, Missouri  di Martin McDonagh – G.B – 2017 – Durata 121’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Ebbing, Missouri. Mildred Hayes (Frances McDormand), lavora in un negozio di souvenir. Divorziata da George (John Hawkes), un  uomo che l’ha abbandonata per una ventenne, è madre di Robbie (Lucas Hedges), un ragazzo tenero e docile. Delusa ed esasperata perché, dopo sette mesi di ricerche, non è ancora stato catturato chi ha rapito, stuprato e ucciso la figlia Angela, decide di dar fondo ai propri risparmi e fa affiggere in bella mostra, alle porte del paese, su tre cartelloni, delle frasi per sollecitare il capo della polizia locale Bill Willoughby (Woody Harrelson) e spingerlo ad accelerare le indagini e a inchiodare finalmente il colpevole. La televisione locale intervista Mildred e la comunità inizia a rumoreggiare e l’accusano di non tener conto che  Willoughby, affetto da un tumore al pancreas, ha i giorni contati. Il prete, infatti, va a farle il solito sermone paternalistico, e Jason Dixon (Sam Rockwell), un agente disturbato, razzista e violento, le fa intendere che non se la passerà liscia. Bill si suicida, sparandosi un colpo alla testa e Dixon, per scaricare la propria rabbia e frustrazione, pesta a sangue Red Welby (Caleb Landry Jones), il titolare dell’agenzia di affissione. Al posto di Willoughby si presenta un nuovo capo della polizia locale che licenzia su due piedi Dixon. Qualcuno appicca il fuoco ai manifesti e Mildred, per vendetta, incendia il comando della polizia locale, ignara che dentro ci fosse Dixon che riporta delle ustioni. A seguito di una toccante e commovente lettera che gli aveva scritto Willoughby prima di morire, Dixon affina il suo fiuto da segugio e segue una traccia che lo porta ad uno stupratore. Lui e Angela, allora…

Con questo dramma pessimista e sconsolato, dosato alla perfezione, il regista mette in campo tre personaggi uniti da un tragico destino; Mildred non si da pace per la morte violenta della figlia, anche perché quella maledetta sera aveva litigato con lei e le aveva negato di prendere l’auto; Willoughby è affetto da un cancro al pancreas e, per evitare che la moglie possa vederlo morire tra atroci sofferenze, si toglie la vita; Dixon, infine, è un nevrotico insicuro e violento, solo e senza amici, che vive ancora con la madre che lo comanda a bacchetta e che, per i suoi comportamenti violenti, finirà per essere espulso dal corpo di polizia.

In un mondo violento, popolato da bulli e sbruffoni, nessuno sembra aver diritto alla felicità. Ma a ben vedere, al di là delle figure e dell’adrenalinico Dixon e di Willoughby, un poliziotto equilibrato, con il senso del dovere che, nonostante l’impegno profuso non è riuscito a trovare chi ha ammazzato Angela, a tenere banco è la tenace e indomita Mildred, una donna che si batte come un leone per scoprire la verità sull’omicidio della figlia. Premio per la migliore sceneggiatura alla Mostra del Cinema di Venezia. Oscar a Frances McDormand come migliore attrice protagonista e Sam Rockwell come miglior attore protagonista.

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