Tunnel di Massimo Pirri – Italia – 1983 – Durata 98’ – V.M 14

13 Gennaio 2020 | Di Ignazio Senatore
Tunnel  di Massimo Pirri –  Italia –  1983 – Durata 98’ – V.M 14
Schede Film di Ignazio Senatore
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Marco (Helmut Berger) appartiene ad una famiglia bene ed ha già alle spalle due ricoveri in una clinica specializzata in disintossicazione. Nel timore che spenda tutti i soldi in droghe, suo fratello amministra il suo patrimonio e cerca, invano, di convincerlo a riprendere ad insegnare; Marina (Agnès Nobecourt) la sua ex moglie gli sgancia un po’ di denaro e, non disdegna, di tanto in tanto, di fare l’amore con lui. Marco decide di fare il colpo grosso e grazie alla complicità di Pina (Corinne Clery) la sua compagna tossicomane e di Tobia (Marzio Onorato) il suo inseparabile amico, rubano una grossa partita di eroina e la spacciano nel quartiere. Ma il boss (Franco Citti) della zona soprannominato “lo sceriffo”, dopo averli picchiati, si riprende gran parte del bottino. Pina lo denuncia alla polizia e, per vendicarsi, “lo sceriffo” vende loro dell’eroina tagliata, Marco la spaccia e procura la morte di Angelo, un tormentato ragazzino. Tobia e Marco decidono di ritentare un grosso colpo e rubano un chilo di eroina. Il loro piano fallisce; Tobia è ucciso da una banda rivale e sul finale “lo sceriffo” ed i suoi attendenti si mettono sulle tracce di Marco, lo caricano in auto, lo conducono in un luogo solitario della periferia per eliminarlo.

Film coraggioso che per primo in Italia affrontò il doloroso tema della tossicodipendenza. Pirri sceglie un linguaggio duro, deciso e senza peli sulla lingua ed arricchisce la vicenda con scene per stomaci forti come quella di Pina che si fa un buco nell’inguine. Più che le pere in vena mostrate in primo piano colpisce la disperazione dei protagonisti che si aggirano sbandati sullo schermo alla ricerca di un’impossibile felicità e, pur di ricavare i soldi per la loro dose quotidiana, finiscono per prostituirsi. Lo scavo psicologico è bandito ed il regista piuttosto che farci comprendere le radici della loro scelta tossicomanica preferisce impaginare un film d’azione, infarcendolo con troppi colpi di scena. L’unica riflessione sulla loro scelta autodistruttiva  è di Tobia che, nel corso del film, si rivolge a Marco e, sconsolato, gli dice:“La nostra fregatura è che più roba abbiamo, più  ce la facciamo. Noi  non ci teniamo mai niente di riserva.”. Presentato al Festival di Venezia nello stesso anno, uscì nelle sale tre anni dopo ed in una nuova edizione. Conosciuto anche con il titolo di Eroina. Musiche dei Pretenders.

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