Jugoslavia. In un piccolo e poverissimo paese di montagna, gli uomini non hanno lavoro. Guglielmo (Bert Sotlar), con moglie e figli, certo che il comune, il governo o altri enti pagheranno il costo dell’impresa, decide di costruire una strada che colleghi il paese al mare. Il sindaco è fuori città e Guglielmo fa credere ai compaesani di aver ricevuto l’incarico dalle autorità pubbliche.
Molti di loro sono scettici, ma, poi, piuttosto che trascorrere le giornate inoperosi e sperando, finalmente, di poter dare da mangiare a moglie e figli, fidandosi delle sue rassicurazioni, iniziano a lavorare al suo fianco.
Certi che ormai, in paese, hanno un lavoro, qualche negoziante fa loro credito, qualche giovanotto si fa avanti e chiede la mano di una ragazza e in paese c’è un clima di ritrovata euforia.
A spegnere i loro entusiasmi è il sindaco, che spiega loro che nessuno ha autorizzato i lavori, che per completare la strada ci vorrebbero milioni e consiglia loro di abbandonare l’impresa. Gli uomini, però. e tra questi Chiacchiera (Massimo Girotti), un uomo tenace e ben voluto da tutti, sono certi che, finita la strada, qualcuno pagherà.
Decisi a non fermarsi, devono fare anche i contri con diversi contadini, che protestano perché la strada invade di mezzo metro le loro terre. Chiacchiera, Davide (Milivoje Zidanovic) e gli altri, però, li convincono che, una volta terminata la strada, anche loro avranno dei vantaggi.
Sul percorso tracciato per la strada c’è di mezzo anche la casa di Giuseppina (Silvana Pampanini) e Chiacchiera, che ha deciso di traferissi all’estero, la convince ad abbatterla e a trasferirsi nella sua. Davide fornisce a Chiacchiera gli esplosivi per far saltare in aria la casa di Giuseppina e interviene la polizia e li arrestano.
Le donne, allora, scendono in strada, inscenano una protesta e gli uomini sono liberati. Dopo aver costruito un ponte, il sindaco comunica loro che il Governo non ha i soldi e, scatenato le proteste dei cittadini, non può fare altro che dimettersi.
Gli uomini decidono di fare lo sciopero della fame. Solidale alla loro protesta è il nuovo sindaco, ex maestro, che, dopo aver dato un’occhiata ai libri contabili del comune, scopre le magagne e gli intrallazzi operati dal vecchio sindaco e dai latifondisti del paese, che non versavano le tasse da anni. Il nuovo sindaco muore, ma la strada è, finalmente, completata e dal Governo arrivano gli agognati soldi.
De Santis non abbandona i lidi neorealistici e, nonostante la scarsezza dei mezzi economici a disposizione, dirige un piccolo kolossal, che vede impegnati decine e decine di comparse, nei panni dei poveri abitanti di un paese immaginario.
In questo film corale, nel mostrare un manipolo di disoccupati, caparbi e temerari, che, pur di dare un senso alla loro esistenza, si lancino in un progetto titanico e avventuroso, per certi aspetti irrealistico, De Santis sembra voler sottolineare come le solidarietà tra operai e contadini sia l’unica arma vincente che stanare chi specula sulle miserie altrui e affami anche donne e bambini.
Senza scivolare nel melodramma o puntare ai fazzoletti, De Santis mostra degli uomini che, nonostante siano afflitti da miseria e povertà, hanno fierezza e dignità de vendere.
Per rendere un po’ più piccante la vicenda, il regista lascia che Susanna (Eleonora Rossi Drago), moglie di Davide, un uomo senza scrupoli, abbia una tresca con Lorenzo, aitante giovanotto del luogo. Pampanini e Girotti, di nuovo insieme dopo Un marito per Anna Zaccheo, sono perfettamente calati nei ruoli.
Rifiutato al Festival di Venezia, il film avrebbe meritato un robusto taglio in fase di montaggio, ma guadagnò una nomination all’Oscar per il miglior film straniero.
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