Viale del tramonto (Sunset Boulevard) di Billy Wilder – USA – 1950 – Durata 110’ – B/N

9 Agosto 2020 | Di Ignazio Senatore
Viale del tramonto (Sunset Boulevard) di Billy Wilder – USA – 1950 – Durata  110’ – B/N
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Per sfuggire ai creditori che vogliono sequestrargli l’auto, Joe Gills (William Golden), giovane sceneggiatore in bolletta, si rifugia nella villa apparentemente abbandonata di Norma Desmond (Gloria Swanson) una diva del cinema muto di Hollywood che vive in quella specie di sepolcro nell’illusione di congelare il tempo. Norma si nutre della proiezione dei film muti che la vedevano protagonista ma sogna di ritornare sulle scene con un oceanico copione su Salomè, scritto di suo pugno. Norma propone a Joe di rimaneggiare la sceneggiatura e di stabilirsi nella sua villa lui accetta e finisce per diventare il suo amante. Quando la stesura del copione è terminata Norma e Joe si recano negli Studios per sottoporlo all’attenzione del celebre regista Cecil B. De Mille che, pur non essendo interessato alla realizzazione del film, diplomaticamente, prende tempo. Mentre Joe si aggira negli Studios incontra Betty (Nancy Olson) una giovane sceneggiatrice che gli comunica che, un soggetto che lui aveva proposto un tempo, era piaciuto ai produttori e, con qualche piccolo taglio, poteva essere tradotto sullo schermo. Joe sembra rinato ed innamorato della dolce e tenera Betty, in gran segreto, di notte insieme a lei corregge lo script. Norma scopre la tresca, tenta il suicidio e quando lui prova a lasciarla, lo fredda con tre colpi di pistola.
Con questo straordinario capolavoro Wilder rende omaggio al cinema muto affidandosi agli stilemi classici del noir. Wilder affida a Joe, lo squattrinato protagonista il compito di descrivere, con poche pennellate, l’atmosfera decadente e surreale nella quale è immersa la villa di Norma Desmond, dove un tempo aveva ballato Rodolfo Valentino e dove lo champagne scorreva a fiumi. Wilder è un maestro nel descrivere tre creature disperate e sull’orlo dell’abisso; Joe, sceneggiatore fallito che, per qualche vestito, un portasigarette d’argento ed il saldo dei suoi vecchi debiti, diventa l’amante di una donna che potrebbe essere sua madre; Norma, spazzata via dall’avvento del sonoro, incapace di tollerare lo scorrere del tempo, s’aggira come uno spettro nella sua villa abbandonata; Max (Erich von Stroheim) il suo fido maggiordomo, ex marito di Norma e regista che l’aveva diretta nei suoi primi film, l’assiste amorevolmente e, per continuare a nutrire il suo delirio di grandezza, le scrive delle lettere fingendo che siano state spedite dai suoi ammiratori. Fin dai primi fotogrammi la voce fuori campo fa il suo ingresso in scena e mentre le auto della polizia entrano nella villa ed osservano un cadavere galleggia in una piscina, scopriamo che è proprio quella di Joe, il giovane sceneggiatore assassinato. Il film ha una struttura circolare e si chiude a partire dalla scena d’apertura. Indimenticabile la scena finale del film; mentre i poliziotti stanno trasferendo Norma in carcere, Max (un gigantesco Erich von Stroheim, regista che fu cancellato con l’avvento delle Majors) le fa illudere che è ancora sulla scena e la filma come se fosse su un set cinematografico. Cammeo di Buster Keaton che gioca a carte con Norma assieme ad altri vecchi attori del muto. Nel film compaiono dei frammenti di Queen Kelly diretto da Erich von Stroheim ed interpretato dalla stessa Gloria Swanson, attrice al tempo realmente in declino. Tre premi Oscar 1951.

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