Wolf La belva è fuori

19 Dicembre 2014 | Di Ignazio Senatore
Wolf La belva è fuori
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Mentre è alla guida dell’auto Will Randall (Jack Nicholson) redattore capo della prestigiosa casa editrice MacLeish, investe un lupo, in una notte di luna piena e prova a prestare soccorso all’animale che, prima di fuggire, gli morde una mano. Will si fa medicare e va in ufficio dove il direttore Raymond Alden (Christopher Plummer) gli comunica che ha affidato il suo incarico a Steward Swinton (James Spader) un giovane cinico ed arrivista che ha una relazione con sua moglie Charlotte (Kate Nelligan). Invece di crollare Will s’accorge di avere dentro di sé della energie insperate; ringiovanito di venti anni sente che i propri sensi si sono acuiti; l’udito e l’olfatto sono diventati finissimi, la vista è migliorata ed il corpo è più agile e scattante di quello di un atleta. Incontra Laura (Michele Pfeiffer) la figlia irrequieta di Alden ed è il classico colpo di fulmine. Dissotterrata l’ascia di guerra, Will riesce a scalzare nuovamente Steward ed a strappare alla proprietà un contratto faraonico. Tutto sembra filar liscio; peccato che le sue mani stanno diventando sempre più irsute, la mascelle ispessite ed i suoi denti sempre più aguzzi. Con il passare del tempo Will scopre, con raccapriccio, che di notte si trasforma in una belva assetata di sangue e di essersi macchiato di un paio di delitti. Il finale è, inevitabilmente, tragico.

Nichols, uno dei più sensibili cantori della nevrosi della borghesia americana, si cimenta in una storia che non è nelle sue corde e che sembra una pallida e sbiadita copia de L’uomo lupo. Rispetto alla pellicola diretta nel 1941 da George Waggner, il regista sceglie l’ambientazione moderna e a lenta ed inarrestabile trasformazione del protagonista in un lupo feroce è una chiara metafora della giungla dentro la quale un uomo contemporaneo è costretto a lottare. Non a caso, quando Will interpella un esperto in licantropia, si sente dire: “Devono avere qualcosa di selvaggio dentro, a volte non c’è neanche bisogno che sono stati morsi. Sveglia il lupo che è dentro di un individuo.”. La lenta ed inesorabile trasformazione di Will in lupo è filmata con garbo e lasciata il più delle volte al fuori campo. A Nichols non interessa trasformare la pellicola in un horror di maniera e, facendo uno strappo alla tradizione, non lega le trasformazioni di Will alla luna piena. Quando Jack .Nicholson si trasforma in lupo ed i suoi occhi acquistano una colorazione verde oro, un timido sorriso non può non affacciarsi sulle labbra dello spettatore. A rendere più inquietante la trama un accenno al fratello di Laura, schizofrenico, morto suicida.

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