Ivo il tardivo di Alessandro Benvenuti – Italia – 1995

15 Marzo 2019 | Di Ignazio Senatore
Ivo il tardivo di Alessandro Benvenuti – Italia – 1995
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Ivo (Alessandro Benvenuti), un giovanottone affetto da ritardo mentale, appassionato di rebus e di sciarade, vive in un borgo abbandonato, lontano dai clamori del mondo. Un giorno, in un luogo appartato, s’imbatte in due fidanzati (ormai già in coma) che hanno deciso di suicidarsi con il gas di scarico dell’automobile. In cerca di soccorsi, Ivo si precipita sulla strada principale e blocca un’auto che sta sopraggiungendo. Alla cui guida c’è Sara (Francesca Neri), una dottoressa. Due uomini accorsi sul posto, credendo che Ivo l’avesse molestata, lo picchiano. Tradotto in commissariato, l’uomo é discolpato dalla stessa Sara. Tra  i due nasce subito un’affettuosa amicizia. Sara, che si occupa di volontariato, convince Ivo ad uscire dal suo patologico isolamento e ad andare a vivere in un gruppo-appartamento messo a disposizione dall’ASL d’appartenenza.

Ivo riesce ad integrarsi perfettamente con gli altri ospiti della casa; Antonino (Antonio Iorio), Carlino (Luca Fagioli) un nano ipercinetico, appassionato delle percussioni; Silvano (Vito) un ex rappresentante di commercio (ossessionato dalla pulizia delle proprie scarpe); Aldo (Sandro Lombardi) un inquietante personaggio che ha scelto il silenzio come unica modalità comunicativa. La convivenza nell’appartamento-protetto prosegue senza scosse ed il clima che si respira è caldo ed accogliente. Ivo, che è stato, nel frattempo, assunto come cartellonista pubblicitario, decide, di festeggiare il primo stipendio. Nel corso del ricevimento é ingiustamente accusato da Andrea, il fidanzato di Sara di aver rubato il suo Rolex d’oro. Offeso e deluso, Ivo se ne ritorna nel suo borghetto….

Film onesto e sincero, velato da una sottile vena di tristezza e di melanconia, racchiude degli squarci d’autentica poesia. A Benvenuti non interessa descrivere un’esperienza terapeutica “alternativa” e la presenza dei “matti” è solo un pretesto narrativo per raccontare una delle sue tante storie di confine. Quello che è importante (e che lo rende unico) è l‘ambientazione (non più in un classico manicomio o in una clinica privata, ma tra le quattro mura di un appartamento-protetto). Banditi (una volta tanto) psichiatri e psicoterapeuti di ogni genere, ad assistere il gruppo di pazienti ci sono solo due infermieri (attenti ed affettuosi). Peccato che il film si lasci contaminare da una certa dose di retorica e di buonismo e che Ivo venga descritto (un po’ troppo semplicisticamente) come un personaggio candido, tenero ed innocente, in opposizione agli adulti, insensibili e vuoti.

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