Non basterebbe un volume per narrare l’avventurosa vita e i film prodotti da Agostino De Laurentiis (questo il suo vero nome), detto Dino, figlio di Rosario Pasquale Aurelio, un pastaio, nato a Torre Annunziata l’8 agosto del 1919, terzo di sette fratelli.
In “Dino De Laurentiis, Da Torre Annunziata ad Hollywood. I suoi film”, edito da La Valle del Tempo, ho schedato sessanta film, con trama e commento critico, corredato da curiosità e aneddoti, raccontati dallo stesso De Laurentis e dai registi, attori e sceneggiatori che hanno collaborato alla realizzazione dei film.
Dopo essere impiegato nella fabbrica del padre, come venditore dei prodotti pastai, nel 1937, Dino si reca a Roma per intraprendere la carriera di attore, presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, appena inaugurato.
Ventenne fa il suo esordio come attore in un paio di film, ma, spirito libero e indipendente, si occupa ben presto di produzione. Scoppia la guerra, De Laurentis parte per il fronte e, dopo un rientro rocambolesco in Italia, nel ’46 produce Il bandito di Alberto Lattuada e, tre anni dopo, per la Lux, Riso amaro di Giuseppe De Santis. Il film, fu interpretato, tra gli altri, da Silvana Mangano, di cui Dino se ne invaghì e, dopo il divorzio con Bianca Maia De Paolis, due anni dopo, sposò. De Laurentis fondò. poi, la casa di produzione Ponti – De Laurentis.
Un sodalizio che ha dato vita a pellicole di successo: Il brigante Musolino di Mario Camerini, Anna di Alberto Lattuada, Guardia e ladri di Steno e Mario Monicelli, Europa 51 e Dov’è la libertà, di Roberto Rossellini, Totò a colori di Steno, Anni facili e La romana di Luigi Zampa, L’oro di Napoli di Vittorio De Sica, Miseria e nobiltà e Il medico dei pazzi di Mario Mattoli e due kolossal: Ulisse di Mario Camerini e Guerra e pace di King Vidor.
Dopo la separazione da Ponti, intorno al 1957, De Laurentis produce due pellicole simbolo di quegli anni: Tutti a casa di Luigi Comencini e La grande guerra di Mario Monicelli. Visionario e aperto alle nuove tendenze del cinema italiano, produce anche La strada e Le notti di Cabiria, dirette entrambe da Federico Fellini, pellicole premiate con gli Oscar, come migliori film stranieri.
Negli anni successivi, hanno la firma di De Laurentis Il giudizio universale e Il boom di Vittorio De Sica, Il maestro di Vigevano di Elio Petri, Una vita difficile di Dino Risi, La più bella serata della mia vita di Ettore Scola, Lo straniero di Luchino Visconti e due episodi, firmati da Pier Paolo Pasolini: La terra vista dalla luna e Cosa sono le nuvole?
La sua sete di produrre film, lo spinse a creare Dinocittà, un complesso di studi cinematografici che fece concorrenza allo storico Cinecittà. Dopo questa esperienza, l’Italia gli sta stretta e vola ad Hollywood e produce, tra gli altri, L’uovo di serpente di Ingrid Bergman, King Kong di John Guillermin, L’anno del dragone di Michael Cimino, La zona morta di David Cronenberg, Ragtime di Milos Forman, Serpico di Sydney Lumet, Velluto blu di David Lynch, Sidney I tre giorni del condor di Sydney Pollack, Crimini die cuore di Bruce Beresforf, Buffalo Bill e gli indiani di Robert Altman e Hannibal di Ridley Scott. Una vita pensata in grande, che lo ha spinto a mettere in campo progetti di enorme respiro. Un uomo con lo sguardo rivolto al futuro, che, anche, nel corso della sua esperienza americana, ha avuto il coraggio di puntare su giovani registi sconosciuti e/o a valorizzare registi affermati.
Articolo pubblicato sulla Rivista Il Corace – Dicembre 2025
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