Episodio: Cavalleria rusticana: oggi
Turiddu (Franco Franchi) fa una corte spietata a Lola (Franca Polesello), moglie di Alfio (Ciccio Ingrassia). Santuzza (Rosalba Neri) è innamorata di Turiddu, scopre la tresca e, ingelosita, alla presenza di testimoni, svela a Turiddu che la moglie lo tradisce. Per difendere il proprio onore, a Turiddu non resta che sfidare Alfio per un regolamento dei conti. Per evitare che scoppi la tragedia, Lola e Santuzza accorrono sul luogo stabilito, ma sono uccise a colpi di lupara dai due rivali. Qualche tempo dopo, Alfio e Turiddu aprono a Parigi, un atelier di alta moda, con il nome Alphie ed Turidon, e sono finalmente liberi dalle di vivere insieme la loro storia d’amore.
Episodio: La danza delle ore:
Il marchese Achille Pozzuoli (Paolo Panelli), senza più il becco di un quattrino, non vede l’ora che lo zio (Enrico Viarisio), tiri le cuoia e ereditare le sue ricchezze. Lo zio sembra sempre di essere sul punto di abbandonare la vita terrena ma, grazie ai provvidenziali interventi del medico che lo ha in cura, riesce sempre a superare le crisi. Poiché la sua vita è legata a un filo, Achille contatta allora Milena (Margaret Lee), un’avvenente prostituta, con il compito di eccitarlo e condurlo a miglior vita. Ma lo zio è un vecchio mandrillo e insaziabile amatore. Ripresosi completamente, ritornato vispo e arzillo, comunica al nipote che sposerà Milena.
Episodio: La donna che viveva sola:
La maestrina Lucia Rossi Perozzi (Emmanuelle Riva), contatta un sicario (Mario Colli) per uccidere, la sera stessa, una donna. La Perozzi fa un salto sul set dove l’attrice Roberta (Dominique Boschero), che in un film interpreta Anna Bolena, e le ricorda che, per colpa sua, Gianni Santi (Jean Luois Trintigant) è stato condannato all’ergastolo. Flashback La maestrina fa ripetizioni private a Lilli (Stella Monclar) e, in ascensore, per caso, incontra Gianni Santi (Jean Luois Trintignant), promettente scrittore e dongiovanni impenitente, che ha una storia con Roberta. Gianni è accusato di aver ucciso la signora Genchi, la sua amante, moglie di un onorevole. La Perozzi, prova, invano, a convincere il Procuratore dell’innocenza di Gianni. Per salvarlo, si reca da Roberta e le chiede di mentire e fornire un alibi a Gianni, ma è messa alla porta. E’ sera. Il sicario entra in azione, ma la maestrina telefona alla polizia e l’informa che in uno stabile, di cui indica piano e indirizzo, tra poco, verrà compiuto un delitto. Il sicario entra nell’appartamento della futura vittima e scopre che è la stessa maestrina. In una lettera al procuratore della Repubblica (Paul Muller), la maestrina svela che l’onorevole Genchi, scoperto i tradimenti della moglie, aveva ordinato al segretario di ucciderla. Lei aveva visto il killer che usciva dall’appartamento di Gianni e, per incastrarlo, si era sacrificata, fino a farsi uccidere, per ridare la libertà all’uomo di cui si era perdutamente innamorata. Nella scena finale, Gianni amoreggia con Lilli.
Episodio: Giochi acerbi.
La baronessa Tilde (Luciana Paluzzi), madre d tre bambini, ha sposato Tony (Bernard Berat), la cui madre (Giusi Raspani Dandolo), ricchissima e avara, ha deciso di volere con sé, nel suo castello, per qualche giorno, i nipotini. La nonnetta è una megera, non sopporta Bobo, il cane dei bambini, lo lega e chiama il canile, per farlo sopprimere. Non paga, caccia via Adalgisa (Elsa Vazzoler), l’amorevole e affettuosa governante dei nipotini, che terrorizza con i suoi modi bruschi e crudeli, minacciandoli di mandarli in collegio. Dopo aver liberato Bobo, i bambini si rifugiano nella torre e fanno precipitare la terribile nonnina nel vuoto, aprendo con una carrucola, una botola segreta. E’ poi la volta della rigida istitutrice e di uno psicoanalista junghiano (Enzo Garinei). Antonio (Andrea Checchi), il commissario, prova a indagare e, dopo aver scoperto che il numero delle vittime è salito a sei, decide di invitarli a casa sua, certo che i tre piccoli assassini faranno fuori anche la moglie e. sbarazzatosi di lei, potrà finalmente, vivere con l’amante.
Episodio: Il plenilunio:
Roma: Tommaso (Tomas Milian) fa una corte spietata a Vera (Eleonora Rossi Drago), proprietaria di un’agenzia turistica, che lo invita a cena nella sua fastosa villa. Al termine della cena, i due si rotolano tra le lenzuola. Vera gli svela che, per tutto il periodo del plenilunio, si trasforma in una lupa mannara. Dopo avergli mostrato le tombe degli uomini, sue vittime, Tomas ci scherza su, convinto che, alla fine del plenilunio, non farà la stessa fine degli altri. Perderà, però, la scommessa.
Episodio: Una boccata di fumo:
Un dottore (Franco Giacobini) visita un accanito fumatore (Franco Franchi) e constatato il suo stato di salute, lo mette in guardia e gli impone di smettere di fumare, perché anche una sola boccata, gli sarebbe fatale. Ma il paziente fuma sette pacchetti di sigarette al giorno e per lui è impossibile smettere. Ciccio (Ciccio Ingrassia), il cognato, è deputato a vigilare su di lui, ma il fumatore le prova tutte per procurarsi una sigaretta. Il cognato, allora, decide di approfittarne e, in cambio di una grossa cifra, gli offre una sigaretta. Il fumatore, intanto, esasperato, aveva deciso di mettere nel liquore del veleno. Il cognato, ignaro del piano di Ciccio lo beve e rimane stecchito. Stessa sorte per il fumatore che tira le cuoia dopo la prima boccata di sigaretta.
Come recita il titolo del film, il file rouge che lega tra loro i sei episodi sono degli omicidi e /o dei morti che si susseguono nel corso della vicenda.
Cavalleria rusticana oggi prende spunto dall’omonima opera di Mascagni e, come Una boccata di fumo, vede come protagonisti Franco Franchi, che si esibisce nel suo classico repertorio di smorfie, risatine e oggi sgranati, e Ciccio Ingrassia nel suo immancabile aplomb.
Come i precedenti anche La danza delle ore strappa qualche sorriso. Giochi acerbi è gustoso e originale e Plenilunio mette in scena, per la prima volta, nel cinema italiano una licantropa. Il più riuscito è certamente La donna che viveva sola, un giallo diretto con garbo ed eleganza, con una trama costruita ad orologeria.
Sin dalle prime battute, il personaggio di Lucia Rossi Perozzi è ammantato da un velo di sofferta malinconia e la scelta insolita di assoldare un sicario innesca una forte suspense. L’imprevedibile e inatteso finale vale da solo il prezzo del biglietto. Trintignant troppo sullo sfondo. La Riva, con il suo faccino tenero e smarrito, è perfetta nel suo ruolo.
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