INTRODUZIONE
“I registi sono come i pugili pesi massimi. Durano sei o sette film.”, affermava, proditoriamente, il grande regista Michael Mann.
A sconfessarlo è, però, Patrice Leconte che, nell’87, alla settima regia, ha diretto Tandem, una delle sue pellicole di maggiore successo, e, due anni dopo L’insolito caso di Mr Hire, uno dei suoi indiscussi capolavori.
Da lì in poi, il regista parigino ha ottenuto numerosi riconoscimenti da parte del pubblico e della critica, che lo pongono di diritto nell’olimpo dei migliori cineasti francesi contemporanei.
C’è un tratto distintivo che lo distingue?
E’ l’autore di spassose commedie (Il cadavere era già morto. Tandem, Tango, Il mio migliore amico, Tutti pazzi in casa mia…) o il regista dal tocco intimista, romantico e melanconico (L’insolito caso di Mr Hire, Il marito della parrucchiera, Il profumo di Yvonne, Confidenze troppo intime…)?
E se fosse, invece, un cineasta diseguale, anarchico, fuori da ogni schema, che ama saltellare dal film in costume (Ridicule) a quello d’azione (Les specialistes, Uno dei due), dal western metropolitano (L’uomo del treno,), alla favola sentimentale (La ragazza sul ponte), dagli struggenti melodrammi (La promessa, Rue des plaisirs, L’amore che non muore…) al giallo (Maigret) e che lambisce, finanche, i territori dell’animazione (La bottega dei suicidi) ?
Quello che decisamente salta agli occhi è la sua voglia di sperimentare e mettersi continuamente in gioco.
Del resto, lui stesso ha dichiarato: “Mi piace realizzare tanti film diversi: altrimenti, mi annoio. Non mi interessa essere un gran cineasta, di quelli che ricreano sempre lo stesso film, preferisco essere me stesso, divertirmi.” E successivamente:
“E’ molto difficile sapere come si farà un film. Io non dico mai: “Questo lo farò convenzionale e quello lo farò libero…” Io so soltanto che viglio essere diverso. Talvolta se ne ha l’energia, talvolta no. Talvolta se ne ha l’ispirazione, talvolta no.”
Cantore di storie d’amore che finiscono tragicamente e/o lasciano l’amaro in bocca allo spettatore (L’insolito caso di Mr Hire, Il marito della parrucchiera, Il profumo di Yvonne, L’amore che non muore, Rue des plaisirs), ha ammantato le sue pellicole con struggenti colonne sonore, magnifici costumi e splendide ambientazioni.
Nel tradurre sullo schermo quattro romanzi (L’insolito caso di Mr Hire e Maigret, entrambi di Georges Simenon, Il viaggio nel passato di Stefan Zweig e Villa triste di Patrick Modiano) ha segnato, inoltre, un punto a favore di chi sostiene che i film possono essere più belli dei romanzi. Infatti, il regista parigino ha reso meno fredde le storie narrate nei romanzi e donato loro maggiore passione, intensità e poesia.
Basti pensare, poi, agli attori (Rochefort, Noiret, Delon, Belmondo, Depardieu, Luchini, Auteuil, Blanc…) e alle attrici (Ardant, Bonnaire, Binoche, Galiena, Paradis, Casta…) che ha diretto, per comprendere la levatura di un cineasta dal respiro europeo.
Sempre attento allo scavo psicologico dei personaggi e alla cura dei dialoghi, Leconte, fedele alla sua idea di cinema, ha affermato: “Mi piacciono i film precisi e scritti bene, che non lasciano molto spazio all’improvvisazione.”
Regista all’ombra di scandali e lontano da gossip e riflettori, ha spaziato dai cortometraggi di inizio carriera, ai lungometraggi, dai lavori televisivi a quelli teatrali.
Nel corso delle innumerevoli interviste, non ha mai rilasciato alla stampa dichiarazioni pompose o a effetto, ma anzi, in maniera umile e modesta, ha dichiarato:
“I miei film sono tutti molto brevi, bene o male. L’idea di annoiare il pubblico mi terrorizza.”
E successivamente: “A volte attraverso dei momenti cupi in cui in verità non mi va più di fare cinema, i cui film non vanno bene e anche io sto male, mi deprimo, mi butto giù. Poi ci sono dei momenti di grande euforia in cui i film vanno bene e che lui sta bene. Chiaramente non è che la mia vita ruota tutto intorno al cinema, c’è anche la mia famiglia, c’è anche il meteo, un insieme di fattori.”
Un regista che meriterebbe maggiore attenzione da parte del pubblico e della critica, la cui produzione è poco conosciuta dal pubblico nostrano per le tante pellicole mai distribuite in Italia.
Una carriera, la sua che va ricordata anche (e soprattutto), per i suoi film più ispirati: Tandem, L’insolito caso di Mr Hire, Il marito della parrucchiera, La ragazza sul ponte, L’uomo del treno e Confidenze troppo intime e Maigret.
Il volume, composto da schede film con commento critico, riporta diverse riflessioni dello stesso Leconte e degli attori e delle attrici che hanno lavorato con lui. In appendice, una raccolta delle frasi e dei dialoghi più significativi tratti dai suoi film.
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