Disperata, affamata, senza il becco di un quattrino, Giuliana (Monica Vitti) sta per buttarsi da un ponte ma è distolta da un vecchietto che l’invita, poi, a cena.
A una festa di artisti conosce Pietro (Giorgio Albertazzi), giovane avvocato, e i due si sposano dopo un mese che si sono frequentati.
A Vittoria (Maria Grazia Buccella), la loro cameriera, svampita e pasticciona, Giuliana narra di essere nata in una famiglia poverissima. Scappata di casa, era arrivata a Roma per incontrare l’uomo della sua vita.
 Si era imbattuta in Manolo (Ivan G. Scratuglia), uno scrittore dal fascino misterioso, imploso e depresso, che non riusciva a dimenticare Topazia (Anna Saia), la moglie, una fotografa libera e emancipata, che lui stesso aveva piantato. Giuliana aveva scoperto di essere, poi, incinta, ma dei burloni l’avevano gettata in piscina e lei aveva perso il bambino.
 Giuliana ciondola per casa; non ha hobby, interessi, né si cura delle faccende domestiche, al pari di Vittoria, che non sa cucinare, stirare, né mettere in ordine l’appartamento.
 Profondamente insicura, Giuliana continua a ripetere a Pietro che è infelice, che non è sicura di amarlo e che, forse, la scelta di sposarlo è stata troppo precipitosa.
 Pietro l’ascolta con attenzione, le risponde in maniera amorevole e affettuosa e, pur comprendendo che i dubbi della giovane moglie, non sembra dare troppo peso ai suoi tormenti.
 La mamma di Pietro (Italia Marchesin) e la figlia Ginestra (Rossella Como) vanno a fare loro visita. Giuliana e Vittoria combinano un pasticcio dietro l’altro.
 Preso atto, poi, che in quella casa regna il caos, la madre accusa il figlio di aver scelto una moglie senza aver meditato a sufficienza le nefaste conseguenze del suo gesto.
 Giuliana va in crisi e tenta nuovamente il suicidio, ma, anche questa volta, sotto gli occhi divertiti di Pietro, il suo tentativo fallisce.
 Salce traspone sul grande schermo la fortunata commedia di Natalia Ginsburg e, fedele all’impianto teatrale, gira la vicenda nell’appartamento dei freschi sposi.Â
 Più che una critica all’istituzione del matrimonio, tema già affrontato da Salce, ne Le ore dell’amore, in questa commedia verbosa, una straripante Monica Vitti, interpreta Giuliana, una donna instabile e nevrotica, incapace di mettere ordine nella propria vita, di promuovere una profonda riflessione su se stessa e sul senso del matrimonio. Man mano che la vicenda si sviluppa, i suoi tormenti, dapprima, intrigano e divertono, poi stancano e diventano ripetitivi.
 Il personaggio di Pietro è ancor più sbiadito e, di fatto, non si comprende perché non protesti o non si sorprenda nello scoprire che le sue pantofole sono nel frigorifero e che, al ritorno a casa, non ci sia mai nulla da mangiare.
 A ben vedere, a dispetto del titolo, Giuliana, invece, di infondergli allegria e gioia di vivere, all’opposto, lo inonda solo dei suoi dubbi e dei suoi infantili capricci.
 Vitti è insuperabile, Albertazzi troppo statico, non riesce a cogliere i toni della commedia. Da sottolineare i bellissimi titoli di testa con dei disegni coloratissimi, in stile deco.
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