Il trentaduenne conte Ferdinando (Paolo Villaggio), detto Didino, orfano di padre, è succube della madre Mafalda (Lila Kedrova), una donna di mezz’età. possessiva e asfissiante. Cresciuto con il timore del genere femminile e in assoluta castità, Didino ama collezionare riviste osè e acquista due bambole gonfiabili con le quali prova, invano, ad amoreggiare.
Senza mai ribellarsi, Didino asseconda gli infantili capricci della madre ma, di tanto in tanto, mostrando un atteggiamento ambivalente nei suoi confronti, simula dei suicidi dimostrativi, ma poi, si pente, le chiede scusa e si comporta con lei, nuovamente, come un cagnolino.
Lo zio Alberto (Antonino Faà di Bruno) convinto che Didino sia un “culattino”, per svezzarlo ai misteri del sesso, gli presenta una nevrotica e bizzarra prostituta (Carla Mancini), che prova, invano, a fargli scoprire i piaceri del sesso.
Alla morte accidentale di Driade (Vera Drudi), l’anziana cameriera, è assunta l’avvenente Angela (Eleonora Giorgi), nipote di Anchise (Renato Chiantoni), il vecchio maggiordomo. Nonostante sia zoppa, Didino è attratto dalla sua bellezza e dolcezza, la riempie di attenzioni e regali, la sbircia mentre fa la doccia e l’accarezza, timidamente, quando dorme.
Angela, dal canto suo, avendo intuito che Didino è un immaturo, si rapporta nei suoi confronti, in maniera dolce e materna. Un giorno, prova, timidamente, a sedurlo; Didino, dapprima, la rifiuta, poi, quando lei gli svela che è sessualmente bloccato per colpa della madre, per dimostrarle il contrario, decide di far l’amore con lei, nella stanza da letto di Mafalda, mentre la madre dorme.
Mafalda si sveglia e, per lo shock, ha un malore. Angela è cacciata via, ma ritorna da Didino, che le promette che la sera stessa, giorno del compleanno della madre, fuggirà via con lei e la sposerà.
Didino comunica alla madre la sua decisione e lei, dopo aver spento le candeline, gli propone un bagnetto. Piuttosto che perderlo per sempre, lo affoga nella vasca da bagno.
Liberamente tratto dall’opera letteraria “Nel giorno dell’onomastico della mamma” di Rafael Azcona e Luis Berlanga, questa commedia nera punta il dito sui guasti derivanti dal mammismo italico e mette in campo Didino, un figlio edipicamente legato a una madre morbosamente incestuosa.
Salce ambienta completamente la vicenda nella villa di Didino e mostra più volte madre e figlio impegnati nelle loro vuote e conversazioni, punteggiate dai loro dispetti infantili.
Sin dalle prime battute, appare evidente che l’ingresso in campo di Angela scardinerà il malsano rapporto che lega Didino alla madre che, sicura del proprio legame con il figlio, non teme che la giovane cameriera possa un giorno vestire i panni della rivale.
Non può mancare il “Salce touch” e il regista romano lancia un feroce attacco contro l’ipocrisia nobiliare e borghese. Infatti, in occasione della festa di San Porfirio, Mafalda organizza ogni anno, per i poveri, un pranzetto a base di supplì. Didino annuncia ai poveri che, in uno di essi, ha infilato uno smeraldo, scatenando così il parapiglia tra loro.
Lila Kedrova è bravissima nei panni della madre nevrotica e soffocante e Villaggio non scivola mai nel patetico. Orchidea De Santis, già comparsa in Come imparai ad amare le donne e in Colpo di stato, è Jolanda una formosa ragazza, che aveva, invano, provato ad attirare l’attenzione di Didino, ma, poi, preso atto del suo disinteresse verso il genere femminile, si era poi sposata.
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