Glauco (Michel Piccoli), un ingegnere quarantenne che progetta maschere antigas, ritorna a casa dal lavoro e trova la moglie (Anita Pellenberg) a letto. Sul tavolo della sala da pranzo è allestita una cena fredda. Con l’aiuto di un libro di cucina, Glauco decide adi prepararsi qualche piatto più gustoso.
Dopo aver sminuzzato del sedano, tranciato a fette un pezzo di carne, nella dispensa cerca gli ingredienti necessari. Nel cercare altre spezie apre un armadio e trova un vecchio revolver a tamburo arrugginito, avvolto in un giornale, datato 23 luglio 1934, che reca la notizia della morte di John Herbert Dillinger, noto gangster, ucciso in una sparatoria dalla polizia americana.
Mentre guarda di sfuggita e senza interesse un programma televisivo e, poi, dei filmati amatoriali, nei quali compaiono dapprima delle scene di una corrida e poi, la moglie, Glauco, dopo aver assaggiato la cenetta che ha preparato, che apprezza con gusto, inizia a smontare la rivoltella, a pulirla e a verniciarla di rosso, con dei pallini bianchi.
Va nella camera da letto, dove la moglie riposa beatamente e, poi, nella stanza di Sabina (Annie Girardot) e amoreggia con lei
Dopo aver caricata la pistola di proiettili. si reca nella stanza della moglie, e senza tradire un minimo di emozione, poggia due cuscini sul suo capo e lascia partire tre colpi.
Al mattino, Glauco sta nuotando in mare, in prossimità di un panfilo, che sta officiando il funerale del cuoco. Lui propone al comandante di essere assunto come cuoco, s’imbatte in una giovane fanciulla (Carole Andrè) e parte con loro alla volta di Tahiti.
Mai come in questo film, Ferreri gioca con la macchina cinema e realizza uno dei film simboli sull’alienazione della società. La chiave di lettura del film è tutta nelle prime scene. Glauco è al lavoro e un collega (Gino Lavegetto) gli legge alcune riflessioni che ha scritto sulla condizione umana contemporanea.
Il ritratto che ne consegue è desolante e senza speranza, con la massificazione e l’annullamento della personalità. Glauco lo ascolta in silenzio, non lo interrompe, non commenta ma, nel complesso, appare distratto e più attratto dalla maschera antigas che indossa un addetto, che dalle riflessioni dell’amico-collega. Glauco ritorna a casa e Ferreri lo pedina con la macchina da presa mentre prepara il suo pranzetto e si muove tra la cucina e la sala da pranzo.
Di fatto, tranne le due brevi apparizioni della moglie, ripresa, poi, essenzialmente mentre dorme, e quelle brevi nelle quali compare Sabina, l’unico personaggio della vicenda è Glauco che, tra l’altro, pronuncia solo poche parole e si limita a degli scambi telegrafici con la moglie e Sabina.
In questo film, di fatto, muto, diretto quasi come un interminabile piano sequenza, dove sembra che non accada nulla, Ferreri tende a lasciare intendere più che a mostrare il travaglio interiore che corrode l’anima del protagonista.
La scoperta casuale della pistola, il riferimento all’uccisione di Dillinger, mostrata con dei filmati di repertorio, sembra scatenare in lui un senso di ribellione represso e soffocato da tempo. Non c’è dramma, non c’è passione, e in Glauco le emozioni sembrano anestetizzate.
La scelta di uccidere la moglie, che non l’accoglie calorosamente quando rientra dal lavoro, né gli fa trovare pronto un bel pranzetto, è la conferma nichilistica che nessun rapporto tra uomo e donna è possibile.
Più calda e sensuale è di certo Sabina, che si mostra a lui con un look provocante che lascia trasparire le sue forme e le zone intime, Ma neanche il sesso riesce a sciogliere la cappa di malessere esistenziale che avvolge Glauco.
Identificandosi con Dillinger, ma rivisitando in chiave creativa la sua figura di gangster, al punto di dipingere la pistola a pois, nel finale utopistico e favoleggiante, con il viaggio che lo condurrà a Tahiti, Glauco sembra credere in quella che è più una speranza che una reale possibilità di fuga dal mondo reale.
Tra i brani, Patty Pravo canta Qui e là. Giochi di mani nude di Maria Perego.
Nastro d’argento come miglior soggetto originale. Candidato Nastro d’argento miglior regista.
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