Di notte, su una strada battuta dalla pioggia, un uomo in auto, mentre guida a velocità sostenuta e chiede a un uomo in motocicletta di tornare indietro e non andare via. La moto sbanda e chi era alla guida del mezzo, sbalzato a terra, muore.
L’uomo, un valente pianista, che era alla guida dell’auto, la mattina seguente entra in una pasticceria e, dopo aver accoltellato mortalmente Ugo Milani (Paolo Baroni), il proprietario del negozio, gli mozza un orecchio.
All’ispettore Michele (Tomas Arana), l’ingrato compito di dipanare l’intricata matassa e scoprire chi, dopo aver profanato la tomba di Abe Grant (Francois Montagut), ha spedito a Tracy (Joanna Pacula), l’avvenente vedova, un orecchio.
Il polizotto intuisce che la donna è in pericolo e, per proteggerla, dispone che dei poliziotti sorveglino la villa di Tracy.
Dopo il ritrovamento del cadavere di una donna, alla quale è stata amputata una mano, l’indagine lo spinge sulle tracce di Morangi (Giovanni Lombardo Radice), un omosessuale che ospitava spesso Abe, abituale frequentatore di casa sua, dove andava per amoreggiare con ragazzi e ragazze.
Alcuni indizi spingono ad indagare su Timoteo Belli, un musicista, molto legato a Abe Grant, in cura dalla dottoressa Corti (Erika Blanc), per una grave forma di depressione e ricoverato, successivamente, in una clinica per malattie mentali.
Dopo l’uccisione di un bagnino in piscina, il capo della polizia (Gianni Garko) sta sempre più col fiato sul collo a Michele.
Si scopre che il serial killer provoca alle vittime non solo mutilazioni e ferite esterne, ma asporta anche degli organi vitali; alla donna il cuore, al bagnino un rene, a una giovane insegnante, uccisa in classe davanti agli alunni, le cornee.
Man mano il puzzle si ricompone e la polizia intuisce che l’assassino, dopo aver trafugato il corpo di Abe, aveva cercato di ricomporlo, pezzo per pezzo, con gli organi che aveva espiantato alle giovani vittime, che avevano ricevuto il trapianto dallo stesso donatore.
Pellicola adatta a stomaci forti, girata però con estrema pulizia formale e con un’eleganza, quasi, insolita per un thriller all’italiana.
L’intreccio è costruito troppo ad orologeria, e solo alla fine si riesce a comprendere chi si celi dietro il folle assassino e perché compie questi efferati delitti.
Come accade spesso nei B-movie italiani agli psichiatri è affidato il compito di rendere comprensibili intrecci narrativi contorti e confusi e svelare cosa abbia spinto l’assassino a macchiarsi dei delitti:
“Timoteo Belli, non sapeva neanche chi fosse, però riusciva a ricordare l’incidente in cui era morto il suo amico. Era ancora un problema per lui. Non accettava il fatto che il suo amico non ci fosse più e fingeva di essere Abe Grant. Facendo così aveva, ovviamente, dovuto sacrificare la propria identità, però per lui questa perdita era molto più accettabile di quella dell’amico. In ogni modo, dopo un certo periodo, eravamo riusciti a persuadere Belli della sua vera identità.”
Come prevedibile Michele va a letto con Tracy e, anche in questo film, i poliziotti che avrebbero dovuto sorvegliare la casa della bella vedova, ci fanno una figura barbina.
Il titolo del film rimanda alla folle idea del serial killer di ricomporre come un mosaico il corpo di Abe. Il film è stato rieditato con il titolo Misteria.
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