Cancer-movies: le migliori pellicole sul “male del secolo”

4 Novembre 2020 | Di Ignazio Senatore
Cancer-movies: le migliori pellicole sul “male del secolo”
Scritti di Ignazio Senatore sui rapporti tra Cinema e psiche
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Il cinema, attento osservatore della realtà, non poteva lasciare ai margini della narrazione, quella che dai più è considerata la malattia del secolo.

Nei “cancer-movie”, generalmente, la scoperta della malattia si abbatte sul personaggio come un fulmine a cielo sereno; c’è chi impagina un dramma sentimentale, puntando spudoratamente sui fazzoletti, lasciando che una melensa e zuccherosa colonna sonora accompagni le scene più dolenti (Anonimo veneziano, Love story, L’ultima neve di primavera) e chi mostra, in flashback il protagonista che, prima di essere colpito dalla malattia, si tuffava a pieni polmoni nella vita (Scelta d’amore – La storia di Hilary e Victor). Per non appesantire troppo il clima mortifero che circola nelle pellicole, i registi tendono per lo più ad allentare la tensione, lasciando fuori campo le indagini ed i presidi medici ai quali gli sfortunati protagonisti devono sottoporsi. Non manca, all’opposto, chi, impietosamente, indugia sui loro volti scavati e sui corpi divorati dal male, mostrandoli mentre dimagriscono, sudano, impallidiscono e tremano come una foglia (La voce dell’amore). Qualche sceneggiatore ha descritto, con un tocco più ironico e scanzonato, la stoica rassegnazione di chi, pur sapendo di avere i giorni contati, lotta con le unghie e con i denti per regalarsi ancora qualche sorriso (Croce e delizia, My life, La forza della mente); altri, invece, mostrano, la risoluzione in positivo della malattia (Guardami, Cleo dalle 5 alle 7).  La palma del film più bello spetta a La mia vita senza me  di Isabel Coivet, che narra di Ann (Sarah Polley) ventitreenne moglie di Don, uno svogliato disoccupato e madre di due deliziose bambine. Nel corso di un banale controllo medico il ginecologo le diagnostica un tumore alle ovaie in fase avanzato ed un’aspettativa di vita non superiore a due mesi di vita. Con eroica e stoica rassegnazione Ann tiene il dolore per sé, affida ad un nastro audio qualche frase  augurale per i  prossimi compleanni delle bambine e prima di morire, si concede una fugace relazione con un geometra conosciuto per caso in una lavanderia.

Articolo pubblicato sulla Rivista Optima Salute – Novembre 2020

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