Giovani mariti di Mauro Bolognini -Italia, Francia– 1958 – Durata 95’- B/N

12 Gennaio 2026 | Di Ignazio Senatore
Giovani mariti di Mauro Bolognini -Italia, Francia– 1958 – Durata 95’- B/N
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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In una città di provincia, cinque amici ventenni, Antonio (Franco Interlenghi), il fratello Giulio (Raf Nattioli), Ettore (Antonio Cifariello), Franco (Ennio Girolami) e Marcello (Gerard Blain), scapoli impenitenti, trascorrono le giornate a correre dietro le sottane, a fare il bagno nel fiume, e a canzonare la stagionata prostituta del paese.

    Il primo a capitolare è Franco, che sposa Donatella (Rosy Mazzacurati). Intanto Giulio e Ettore fanno il filo a Laura (Isabelle Corey) e Antonio ha adocchiato Ornella (Anna Maria Guarnieri).

    L’allegra compagnia continua a trascorrere le giornate assieme, tra scherzi, partite a tennis e lunghe passeggiate, ma Franco, ritornato dal viaggio di nozze, ruba il posto di lavoro promesso a Marcello. Ettore, intanto, fa gli occhi dolci a Mara (Sylva Koscina), una milionaria che viene a trovare la nonna, tre giorni l’anno.

    Marcello incontra Lucia (Antonella Lualdi) e i due si fidanzano. Passano gli anni e gli inseparabili buontemponi continuano la vita di sempre. Laura continua a struggersi per Ettore, ma lui sposa Mara e, allora, lei accetta la corte di Giulio.

     Dopo il battesimo del figlio di Ettore e Mara, gli amici si ritrovano nuovamente e si ubriacano. Ma Franco pensa al figlio che ha il morbillo e Marcello al prossimo trasferimento a Milano, per lavoro. L’osteria che frequentavano è chiusa per la morte del proprietario e, allora, “i vitelloni”, decidono di rimorchiare delle prostitute. Giulio non li segue. Franco, va via subito dopo. Le prostitute litigano; Ettore molla Marcello e Antonio. Hanno compreso che la vita spensierata e scapestrata è ormai alle loro spalle.

    Bolognini adatta per il grande scherno un soggetto di Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa e, come era uso al tempo, nei crediti compaiono uno stuolo di sceneggiatori.

    In questa commedia leggera, ambientata a Lucca, il regista toscano mette in campo degli inguaribili adolescenti che, come commenta Donatella, “credono di poter fare i ragazzi tutta la vita”. Infatti, non lavorano, non hanno progetti futuri e il loro sogno è solo quello di continuare a trascorrere le giornate a bighellonare e a corteggiare le ragazze.

   Il matrimonio è visto da loro come fumo negli occhi, una svolta nel mondo adulto da rimandare il più tardi possibile, anche perché, temono che, risucchiati dalle mogli e dalle responsabilità per la nascita dei figli, devono dire addio alle scorribande notturne, alle sbornie e agli scherzi.

    Per Antonio, infatti: “Nelle donne il peccato è naturale, come il bere e il mangiare. C’è sempre di qualcosa di poco pulito nella loro fede. Ho citato Baudelaire. Mille ne dobbiamo avere di donne, che tanto sono tutte eguali come quelle di Via del Biscione.”

   Gli fa eco Marcello: “Mi sposerò il giorno in cui la donna mi servirà a stirarmi le camicie”.

   A rimarcare la loro idiosincrasia nei confronti del matrimonio, la risposta di Franco che, per giustificarsi di aver soffiato il posto di lavoro a Marcello, risponde: “Sono sposato. Per me é incominciata una buona vita. Ho una moglie, una casa. Presto avrò un bambino. Voi non potete immaginare come cambia la vita quando uno si sposa. Mi sono preso, come un ragazzino delle responsabilità, e adesso mi ci trovo davanti, non devo avere né debolezze, né scrupoli.”

    Anche se Bolognini cita un passo tratto da un romanzo di Francoise Sagan e fa un vago riferimento a un film con la Bergman, i dialoghi sono piegati al tono della commedia.

    Non manca, infine, un affondo contro l’immutabile e soffocante vita di provincia. Marcello, infatti, spegne immediatamente gli entusiasmi di Lucia, da poco arrivata in città, con un laconico: “Qui siamo in provincia E’ una continua lotta contro la meschinità, la maldicenza, l’ipocrisia. Tutto va male e tutto è eterno.”

    Di tanto in tanto, Bolognini utilizza la voce off di Antonio per commentare e legare gli eventi. Cifariello, Corey e Interlenghi e Anna Maria Guarnieri, all’esordio, si calano perfettamente nei personaggi. Festa Campanile, Franciosa e Pasolini premiati a Cannes per la migliore sceneggiatura originale.

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