Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo di Mauro Bolognini – Italia– 1956 – Durata 93’- B/N

20 Maggio 2026 | Di Ignazio Senatore
Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo di Mauro Bolognini – Italia– 1956 – Durata 93’- B/N
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Quattro vigili urbani suonano in una banda musicale. Alberto Randolfi (Alberto Sordi), inflessibile e severo, punisce chiunque commette la minima infrazione.   

    Peppino Manganiello (Peppino De Filippo), guardia scelta, si occupa delle pratiche in ufficio. Grande appassionato di Verdi e della musica classica, sta componendo un nuovo inno per i vigili urbani, “La preghiera del vigile”, e, per far leva sul maresciallo, e convincerlo ad adottarlo, si spaccia per parente di un monsignore.

    Il brigadiere Pietro Spazziani (Aldo Fabrizi), mite, indulgente e rassegnato, è padre di Maria (Valeria Moriconi), fidanzata con Sandro (Tiberio Mitri), un boxeur in cerca di gloria, e di Tonino, un ragazzino vispo. Mazzetti (Gino Cervi), è infine, un maresciallo comprensivo e indulgente.

   Nella speranza di passare di grado ed essere spostato in una via del centro, così da poter far gli occhi dolci alle straniere, Randolfi studia privatamente il francese da Madame Jolanda (Lydia Johnson), un’insegnate che si spaccia per madrelingua.

Manganiello, intanto, propone al maresciallo dei nuovi passaggi dell’inno, ma, inevitabilmente, scopre che la sua composizione riecheggia le arie già composte da musicisti famosi.

     Randolfi non supera l’esame di francese e, dopo aver multato anche i pompieri per eccesso di velocità, è rimbrottato dal maresciallo e invitato a usare il buon senso, pena il trasferimento.

    Sul finale, Maria sposa Sandro, che vince il match di boxe contro un vigile urbano, e Randolfi, per la sua intransigenza, è trasferito a Milano. E’ sostituito, come timpanista, da Paolo (Nino Manfredi), un collega che non riesce ad andare a tempo con la musica.

   Nato sulla scia del successo di Guardie e ladri di Monicelli del 1951, Bolognini impagina una commedia corale, divertente, composta da diversi quadretti, un po’ slegati tra loro, nati dalle sapienti penne di Scola, Maccari e Manzari.

   Su tutti spicca il personaggio di Randolfi che, per la smania di adottare alla lettera il codice della strada, multa chiunque abbia commesso anche la minima violazione. Eleva, infatti, la contravvenzione a un pedone che ha attraversato la strada a un palmo di distanza dalle strisce pedonali, e, per un nonnulla, multa suore, onorevoli e il personale del Corpo Diplomatico.

   Per tutto il film, si vanta e sbandiera ai quattro venti che ha diretto il traffico a Parigi per dieci giorni. Come in Americano a Roma di Steno, che, in virtù del suo americano maccheronico, forniva un’indicazione errata a un funzionario dell’ambasciata americana, facendolo finire in un burrone, anche questa volta si ostina a parlare un francese improbabile e a suggerire un percorso stradale errato una coppia di francesi.

    Dopo aver decantato l’ordine a la disciplina che regna al Nord d’Italia, Ranfoldi è, spedito a dirigere il traffico a Milano, a Piazza Duomo ma, una volta giunto nel capoluogo lombardo, non può che confessare di avere un magone dentro.

    Strappa più di un sorriso anche il personaggio di Manganiello, che, come il maestro Antonio Scannagatti, protagonista di Totò a colori, sogna di diventare famoso, grazie alle sue composizioni, ma, a differenza del personaggio interpretato da Totò, il suo sogno resta rinchiuso in un cassetto.

    Esilarante, infine, la scena nella quale, Spaziani, il classico brigadiere paziente e paterno, a corto di quattrini, chiede a Manganiello di fare da modello per il vestito da sposa per la figlia Maria. In apertura, la scalcinata banda dei vigili urbani intona L’italiana in Algeri di Gioacchino Rossini.

    Nel cast Alessandra Panaro, già comparsa ne Gli Innamorati, nei panni di una studentessa che studia francese da Madame Jolanda.

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