Il bel paese di Luciano Salce -I talia – 1977- Durata 116’

1 Ottobre 2026 | Di Ignazio Senatore

   Dopo aver lavorato otto anni su una piattaforma petrolifera nel Golfo Persico, Guido Belardinelli (Paolo Villaggio) ritorna a Milano, città natale, con il sogno di comprare il negozio di orologeria che un tempo era del padre.

   Preso dall’emozione, non si accorge che in strada dei gruppi di studenti lanciano delle molotov contro i poliziotti e che la città è in stato d’assedio.

   Si reca a casa della sorella Elena (Giuliana Calandra), moglie di Alfredo Biraghi (Gigi Reder) e madre di Carletto (Massimo Boldi) e di Lisetta (Carla Mancini). e racconta loro la gioia per aver messo da parte, negli anni una somma, che lui ritiene notevole, ma che si rivela essere modestissima.

   Per festeggiare il ritorno, Guido invita i parenti al ristorante, ma prima di ordinare da mangiare, un rapinatore gli ruba il portafoglio e, lui indignato, si reca al commissariato per denunciare quanto accaduto. Preso atto che i poliziotti devono fronteggiare mille emergenze, molto più gravi della sua, rinuncia e va via.

   Dopo aver assistito a un sequestro di persona in pieno centro, Guido si reca nel negozio dei suoi sogni. I proprietari, che, un attimo prima, sono stati rapinati, non vedono l’ora di sbarazzarsi dell’attività e vendono il negozio per quattro spiccioli.

   All’inaugurazione, Spadozza (Raffaele Curi), un malavitoso, lascia intendere a Guido che, se non paga la protezione, il negozio potrebbe andare incontro a delle spiacevoli sorprese. Guido, sdegnato, rifiuta.

   Un gruppo di giovani contestatori, e tra questi Mia (Silvia Dionisio), entra nel negozio e, in nome dell’esproprio proletario, lo ripulisce di orologi e di altri oggetti di valore.

   Il negozio è ridotto in cenere da uno scagnozzo di Spadozza e Guido, suo malgrado, è costretto a pagare il pizzo.

…Guido, però, non molla, lo ristruttura e incontra nuovamente Mia, una ragazza hippy e contestatrice, che, per protesta, assieme agli altri compagni, sta praticando lo sciopero della fame. I due si frequentano un po’ poi, un giorno lei va a letto con lui, perché ha deciso di volere un figlio.

   Spadozza vuole comprare il negozio di Guido e farne un punto di vendita di droga. Belardinelli, dapprima, rifiuta, ma, dopo un pestaggio, accetta la sua offerta che comprende un biglietto aereo per il Golfo Persico e un sostanziale assegno.

   Mentre Guido si sta dirigendo all’aeroporto, ascolta in radio la voce di Mia che annuncia di essere incinta. Alla notizia che diventerà padre, Guido decide di restare in Italia e a non darsi per vinto.

   Salce mostra un’Italia devastata da rapine, sequestri, violenze e ostaggio di gruppi studenteschi e contestatori che hanno come bersaglio la proprietà privata e lo scardinamento della società borghese.

   Lo sguardo è, pero, superficiale e qualunquista, manca una approfondita rilettura del periodo caratterizzato dalla cosiddetta “strategia della tensione”, orchestrata dai Servizi Segreti deviati. Nel corso della vicenda, l’attenzione è rivolta soltanto ai gruppi extraparlamentari di sinistrati, mostrati come gli unici responsabili di quel periodo di enorme e caotico sbandamento del Bel Paese e non c’è nessun cenno ai gruppi che militavano a destra.

   Protagonista è Guido, un personaggio stolto, ingenuo e sprovveduto, assolutamente incapace di leggere le trasformazioni della società e mettersi al passo con i tempi.

   Il film procede per sketch e sfilano sullo schermo altri personaggi.

Pino Caruso veste i panni di un’automobilista che parla di rispetto delle regole e imbocca, invece, una strada controsenso, passa con il rosso, non si ferma agli stop e parcheggia sul marciapiede.Anna Mazzamauro è, invece, una ricca signora che, nella sua villa, è aggredita da un uomo che vuole impossessarsi della sua pelliccia, ma si scopre, poi, che lei stessa paga il presunto scippatore, per essere addestrata a difendersi.

   Il film è, inoltre, di una lunghezza esasperante e avrebbe meritato un robusto taglio in fase di montaggio.

   Non mancano, però, alcune trovate divertenti; su tutte quelle dei familiari di Guido che, prima di recarsi al ristorante con Guido, per evitare di essere rapinati, vestono degli abiti dismessi e, a turno, proclamano al rapinatore di essere disoccupati o in cassa integrazione.

   Silvia Dionisio, radiosa e spontanea, è descritta come una ragazza ribelle che, alla ricerca di se stessa, milita, via via in diversi gruppi di estrema sinistra, fino diventare “indiana metropolitana”.

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