Angie (Kierston Wareing) trentatreenne, divorziata, è madre single di Jamie (Joe Sifflet), figlio undicenne che vive con i nonni. Nella prima scena la vediamo impegnata mentre lavora in Polonia, per un’agenzia interinale britannica, che recluta mano d’opera.
Ribellatasi a una molestia sessuale da parte di uno dei datori di lavoro e licenziata in tronco, ambiziosa e determinata, ritorna a Londra e insieme all’amica Rose (Juliet Ellis) crea l’agenzia di lavoro temporaneo “Angie e Rose”, che recluta, a prezzi altamente competitivi, manodopera proveniente dall’Europa dell’Est.
Per evitare complicazioni, l’agenzia, posta nel retrobottega di un pub, fornisce per ogni lavoratore il profilo psicologico, la fedina penale e garantisce che hanno un passaporto e non sono clandestini.
Angie scorrazza con la sua moto, tutto il giorno, alla ricerca di manodopera. A un amico confida che la loro ditta non ha ancora decollato e che è un po’ in difficoltà.
Lui, la chiama in disparte, e le suggerisce un modo per guadagnare di più e più in fretta; piuttosto che offrire lavoro a chi ha un passaporto regolare, deve assumere dei clandestini occasionali che, per paura di essere estradati, lavorano senza diritti e sottopagati, zitti e buoni, senza creare rogne.
Angie sposa in pieno il suggerimento e la sua agenzia va a gonfie vele. Ogni mattina, infatti, i lavoratori clandestini affollano il parcheggio posto alle spalle del pub e lei li smista in dei furgoni che li conducono ai cantieri edili.
Cuore di pietra, Angie si commuove, però, alle sorti di Mahmoud (Davoud Rastigou), dissidente iraniano, che vive accampato in una roulotte con la moglie e le sue bambine e gli offre del lavoro.
Passano un paio di settimane e Derek (Frank Gilhooley), il responsabile di un cantiere edile, comunica ad Angie che è stato fregato da un tipo che gli ha rifilato degli assegni falsi e che non ha un soldo per pagare gli operai. Angie, che ha accumulato, intanto, una bella sommetta, invece, di dare loro quanto spetta, se ne lava le mani.
Rose, prova, invano, a convincerla a pagare i lavoratori, ma lei si rifiuta e l’apostrofa, con un secco: “Siamo in un mondo libero…non me ne frega un cazzo.”
Inarrestabile e disposta a tutto, pur di raggiungere i suoi scopi, per permettere che i suoi lavoratori clandestini trovino alloggio, denuncia altri immigrati che nella maggior parte non lavorano per lei e che occupano delle roulotte e non si fa scrupolo che tra questi c’è anche Mahmoud e la sua famiglia.
Il suo cinismo segna la fine della sua tiepida love-story con Karol (Leslaw Zurek), un giovane operaio polacco.
Nel finale inatteso, gli operai, per costringerla a pagarli, trattengono il piccolo Jamie, lasciandogli credere che sono dei poliziotti che vogliono parlare solo un po’ con lui. Altri lavoratori, invece, irrompono in casa sua e la minacciano.
Angie comprende che sono disposti a tutto e, alla fine, è costretta a cedere e a scucire i soldi di cui gli operai hanno diritto. Il film si chiude con Angie che recluta lavoratori clandestini in Ucraina.
Con questo titolo ironico, Loach e Paul Laverty (premiato con l’Osella d’oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. affondano gli artigli contro lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina, una vera e propria manna che il sistema capitalistico protegge e sul quale trae profitti illegali.
Loach, mette in campo Angie, una donna energica, dinamica e combattiva, con un gran fiuto per l’organizzazione e per gli affari, decisa a riscattare una vita decisamente in salita. In barba a quanto le ripetono i genitori, vuole dimostrare che può riscattarsi e farcela “in questo mondo libero”.
Disposta a tutto, trova, in qualche modo la complicità di Rose che, per quanto dissenta dai suoi metodi e dalle sue scelte illegali, non fa nulla per farle cambiare rotta anche perché trae i benefici derivanti dallo sfruttamento degli immigrati.
A ben vedere, però, anche Angie è una proletaria come gli operai che impunemente sfrutta, e seppure compia delle azioni infami ed eticamente da condannare, anche lei è triturata da un sistema che non offre scampo a nessuno.
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