Anno 1976. Fred Wilson (Charles Grodin) è a capo di una spedizione, organizzata dalla compagnia petrolifera Petrox, che ha individuato al largo di Skull Island, un enorme giacimento di petrolio.
Dopo essersi imbattuti in una tempesta, Wilson scopre che il paleontologo Jack Prescott (Jeff Bridges) si è imbarcato clandestinamente sulla petroliera.
Nel corso della navigazione, Jack vede su un gommone di salvataggio una donna. E’ Dwan (Jessica Lang), una giovane attrice, sopravvissuta al naufragio di una nave.
Tra lui e Dawn nasce del tenero. Raggiunta l’isola, Wilson e i suoi uomini si inoltrano tra la boscaglia e scoprono che è abitata da indigeni. E in corso di una cerimonia sacra e gli indigeni rapiscono Dawn e la offrono in sacrifico a King Kong, un gigantesco gorilla, da loro venerato come una divinità.
Con l’aiuto dei membri dell’equipaggio, Jack prova a liberarla, ma, il gorilla, colpito dai loro proiettili, si infuria e provoca la morte di un paio di componenti della spedizione. King Kong si innamora di Dawn, la tratta amorevolmente e, per salvarla, uccide un gigantesco serpente.
Dopo aver appreso che non c’è nessun giacimento di petrolio, Wilson decide di catturare King Kong er farne un fenomeno da baraccone.
Dopo averlo narcotizzato con il cloroformio, lo fa alloggiare nella stiva della petroliera. Sempre più esaltato, organizza a New York, in un enorme spazio all’aperto, il matrimonio tra Jack e Dwan, con King Kong, in veste di ospite d’onore, evento verrà ripreso dalle televisioni.
Jack, però, roso dai sensi di colpa, per aver strappato agli indigeni il loro Dio, nel vedere King Kong rinchiuso in una gigantesca gabbia di acciaio, ci ripensa e non sposa più Dwan. King Kong, intanto, spaventato, dal rumoreggiare della folla, distrugge la gabbia e, nell’avanzare furiosamente per la città, crea morte e scompiglio.
Jack prova a salvarlo e, dopo aver suggerito il sindaco della metropoli, dove poterlo catturare, si fa promettere che non gli verrà fatto alcun male. I militari, invece, fanno ricorso ai lanciafiamme e alle mitragliatrici e uccidono King Kong.
Il film, che segna la prima grande produzione americana di De Laurentiis, riscosse un buon successo commerciale, ma non fu molto amato dalla critica, che considerò il remake inferiore alla versione originale del 1933, in bianco e nero, diretto da Merian C. Cooper e Ernest B. Schoesdsack.
Rispetto all’originale, il regista, (che subentrò a Roman Polanski, che declinò l’invito) sposta la vicenda dagli anni ’30 alla contemporaneità e apporta diversi cambiamenti, dai nomi dei protagonisti, alle loro professioni, ma, soprattutto, mostra Dawn che, invece di essere spaventata dal gigantesco gorilla, si intenerisce, scorgendo in lui bontà e tenerezza.
In questa ennesima rievocazione del mito de “la bella e la bestia”, dal sapore tipicamente americano, Guillermin (La caduta delle aquile, El Condor, Assassinio sul Nilo…), già regista de L’inferno di cristallo, nelle ultime scene del film, strizza l’occhio al genere catastrofico.
Grazie a questo film, la sconosciuta Jessica Lange, che, per l’occasione, da bruna divenne bionda su suggerimento di De Laurentis, spiccò il volo.
Per gli effetti speciali, Carlo Rambaldi si aggiudicò, assieme a Glen Robinson e Frank Van der Veer, l’Oscar Special Achievement Award.
Per un approfondimento della filmografia prodotta da Dino De Laurentiis si rimanda al volume di Ignazio Senatore “Dino De Laurentiis Da Torre Annunziata ad Hollywood. I suoi film”, edito da La Valle del Tempo.
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