L’amore che non muore di Patrice Leconte – Francia – 2000

30 Aprile 2026 | Di Ignazio Senatore
L’amore che non muore di Patrice Leconte – Francia – 2000
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Siamo nel 1850. A Saint-Pierre, piccola isola del protettorato francese, al largo del Canada, durante la notte, un vecchio pescatore è assassinato, quasi per gioco, da due ubriachi; Louis Olivier (Reynald Bouchard) e Ariel Neal Auguste (Emir Kusturica).

Arrestati, Louis Olivier è condannato ai lavori forzati e Ariel Neal Auguste, responsabile per aver inferto la coltellata mortale alla vittima, condannato a morte. Mentre li traducono in carcere, alcuni abitanti del luogo danno vita ad una fitta sassaiola. Il cavallo s’impenna, il carrettino si ribalta e Louis muore sul colpo.

Sull’isola mancano, però, sia il boia che la ghigliottina e l’esecuzione non può aver luogo. Il governatorato francese (Michel Duchaussoy) ha le mani legate e i tempi dell’esecuzione si preannunciano lunghi, Intanto Ariel Neal Auguste è affidato alla custodia di Jean (Daniel Auteuil), capitano della guarnigione.

Pauline (Juliette Binoche), moglie del capitano, soprannominata Madame La, donna libera e indipendente, da sempre animata da uno spirito caritatevole, si commuove alla sorte del condannato, che, dovrà attendere mesi prima che sia giustiziato.

Certa che Ariel Neal Auguste possa essere riabilitato agli occhi della popolazione, convince, poi, il marito, che ha il compito di assicurarlo alla giustizia, a farlo circolare liberamente per l’isola e propone al condannato, dietro un compenso simbolico, di allestire una serra davanti casa, tappare il buco nel tetto di una vedova del posto e spalare la neve.

I notabili iniziano a protestare e il governatore, in maniera non troppo velata, lascia intendere al capitano che circolano voci su una possibile liason tra Madame La e il condannato.  Madame La insegna ad Ariel Neal Auguste a leggere e, come prevedibile, pur amando il marito, è, in qualche modo attratto da questo uomo selvatico e primitivo.

Passano i mesi, e mentre giunge la notizia che la ghigliottina è in arrivo dalla Martinica, Ariel Neal Auguste salva la vita alla proprietaria del caffè locale e, grazie alla sua buona condotta, è accettato sempre più dalla popolazione.

Ariel Neal Auguste frequenta la vedova Jean Marie Malvilain (Catherine Lascault), la mette incinta e la sposa, prima che partorisca. La popolazione, sempre più schierata dalla sua parte, si rifiuta di offrirsi come boia. A un poveraccio, con moglie e figlio senza il becco di un quattrino, appena sbarcato dalla Martinica, i notabili offrono duemila franchi e un alloggio gratuito e gli impongono, in qualche modo, di accettare l’incarico di boia.

Per procedere all’esecuzione bisogna, però, prima riportare a riva la nave che trasporta la ghigliottina, arenata al largo. Per garantire qualche soldo alla sposa, lo stesso Ariel Neal Auguste si offre di remare una delle tante plance, deputate al recupero della nave.

Madame cerca di convincere il condannato a fuggire e a remare fino alla costa inglese, ma lui si rifiuta di evadere. Intanto, Jean, che, per amore, asseconda ogni desiderio della moglie, si reca dal governatore e gli comunica che, nel timore che possa scoppiare un tumulto, se verrà dato ordine di eseguire la condanna a morte, non ordinerà ai soldati di sparare sulla popolazione.

Il governatore reputa la sua decisione un atto di insubordinazione e invia al governo centrale una lettera nella quale lo accusa di sedizione. Destituito dall’incarico, il comandante si imbarca con la moglie per affrontare, in Francia, la Corte marziale.

Leconte s’affida al soggetto di Claude Faraldo, che lo affianca nel corso della sceneggiatura, e impagina un melò che narra una storia d’amore infelice e senza speranza. Il film si apre con Madame La che rievoca la vicenda che si dipana, poi, con un lungo flashback e si chiude con lei, che commenta la fucilazione del marito.

Sin dalle prime battute, Ariel Neal Auguste è descritto come un uomo silenzioso e taciturno, che non mostra nessun pentimento per l’omicidio che ha commesso e, che, meravigliato, chiede a Madame La, perché faccia tutto questo per lui.

Lei, serenamente, gli risponde “Perché tutti cambiamo, qualsiasi cosa abbiamo fatto. Tutti gli uomini possono essere malvagi un giorno e buoni un domani e di questo ne sono sicura.

L’interesse di Madame La, per il condannato a morte, dapprima velato, resta imploso per tutto il film, ma è evidente che, al di là degli aspetti legati alla pietas che muove il suo cuore, sia attratta da quest’uomo, in qualche modo poco attrezzato culturalmente e, per certi aspetti, misterioso. 

A ben vedere, più che il legame tra Madame La e il condannato a morte, la figura più nobile è quella di Jean, eroe romantico, che, al pari della moglie, non crede nella giustezza della pena capitale e, pur consapevole che andrà incontro alla Corte Marziale, si rifiuta di far eseguire la condanna a morte. Il film si chiude con Bacalà, il cavallo di Jean, che corre libero e felice all’aperto.

In questo dramma storico, che si basa su una storia realmente accaduta (la voce off di Madame La annuncia: “La documentazione dei fatti narrati è agli atti del tribunale dell’isola…) Leconte si avvale delle splendide ambientazioni, firmate dal fedele Ivan Maussion e dei superbi costumi di Christian Gasc, che aveva già realizzato quelli di Ridicule.

Attento a non scadere nel melodramma, in questo film che ruota intorno al perdono e all’idea che un uomo possa riscattarsi dopo aver commesso un reat, Leconte raffredda la narrazione evitando, così, che le lacrime rigano le guance dello spettatore. A rendere ancora più amara la vicenda, l’ambientazione nella gelida e ventosa isola canadese.

Il titolo in italiano fa riferimento alla frase che Jean dedica alla moglie prima di morire. Auteuil, Binoche misuratissimi. Kusturica, per la prima volta nei panni di attore, più che caricarla, tende a sottrarre la recitazione.

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