Alice (Florinda Bolkan), traduttrice simultanea di francese, è ossessionata, di notte, da alcune sequenze tratte da un film di fantascienza, Orme sulla luna, che ha protagonista un certo professor Blackman (Klaus Kinski), capo di una famigerata organizzazione di ricerca spaziale, che usa gli esseri umani come cavie per esperimenti e, cinicamente, lascia morire un’astronauta sulla Luna.
Nel corso di un convegno sull’astronautica, Alice, colta da una sensazione di panico, abbandona improvvisamente la postazione di lavoro. Confusa e smarrita, ritorna a casa e scopre di non sapere come e dove ha trascorso i due giorni precedenti.
Nel cestino della cucina c’è una cartolina fatta a pezzi, raffigurante un misterioso albergo di Garma, località balneare turca, a lei sconosciuta e, nel suo armadio, un abito che non le appartiene, macchiato di sangue. Per colmare i buchi di memoria, parte per Garma.
Alcune negozianti la salutano; una (Caterina Boratto), le ricorda che ha prenotato un cappello, un uomo la saluta e lei stessa ricorda di aver alloggiato in una stanza d’hotel, dove campeggia una vetrata con il disegno di un pavone. Paola Bersel (Nicoletta Elmi), una bambina le ricorda che si erano già conosciute due giorni prima e che le aveva detto di non chiamarsi Lucille, ma Nicole e che aveva i capelli rossi.
Pezzo dopo pezzo, scopre di essere stata lì nei due giorni precedenti sotto falsa identità, per sfuggire al gruppo di fantomatici seguaci di Blackman che le stanno dando la caccia. Harry (Peter McEnery), un amico d’infanzia, cerca di aiutarla, ma lei, credendolo un componente della banda del fantomatico professore, lo uccide.
L’emiliano Luigi Bazzoni, alla quinta regia, mescola sapientemente fantascienza, mistery e psyco-thriller
Sin dalle prime battute si intuisce che Alice è tormentata da strani incubi e a una collega confessa di essere ossessionata da uno strano sogno: “Stavo pensando a un sogno che ho fatto stamattina e che ho già fatto altre notti, un sogno molto strano. Un uomo veniva abbandonato sulla luna per un esperimento da una misteriosa organizzazione. Sì, sì, adesso lo ricordo. Ho sognato la scena di un orrendo film che ho visto molti anni fa e che mi fece una terribile impressione, tanto che me ne andai senza neanche vedere la fine. Si chiamava “Sangue sulla Luna”, no “Orme sulla Luna”.
Alice cerca rifugio a Garma, si fa passare per Nicole e, per non farsi riconoscere, indossa una scintillante parrucca rossa ma, divorata sempre più dai propri fantasmi persecutori crede che Blackman, il fantomatico nemico, l’abbia braccata anche lì.
Il regista sceglie una scrittura volutamente fredda e dissemina per tutto il film una serie di indizi (un paio di forbici, un paio di scarpe, una spilla di tartaruga, una cartolina, una parrucca rossa) che confermano che Alice era già stata, in passato, a Garma.
Bazzoni evita però di mostrarci la classica e stereotipata discesa negli inferi della folle di turno, permettendo alla parte sommersa e scissa della personalità di Alice di esplodere solo sul finale, con l’omicidio del povero Harry. Suggestive le scene virate in azzurro dell’astronauta che passeggia sulla Luna, gli inserti in bianco e nero, con un febbricitante Klaus Kinski, che si rivolge ai collaboratori e illustra loro il suo folle progetto.
La pellicola, seppure affascinante e insolita per il panorama cinematografico italiano dell’epoca, ha il suo tallone d’Achille nell’eccessiva vocazione autoriale, che ne soffoca il ritmo.
Il regista indugia anche un po’ troppo nel confezionare un piccolo spot promozionale turistico per gli affascinati luoghi (Phaselis e Kemer), dove è ambientata la vicenda. Struggente la scena finale con due infermieri manicomiali travestiti da astronauti che conducono Alice in manicomio.
A impreziosire la pellicola la fotografia di Vittorio Soriaro e le musiche di Nicola Piovani, Tratto dal racconto di Mario Fenelli Las huellas. Nei titoli di coda: “Dal 15 ottobre 1971, Alice Campos è ricoverata presso l’Istituto Neuropsichiatrico di Kustnazt (Svizzera)”.
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