In un Club Mediterranée a Assouindè, in Costa d’Avorio, Bernard (Gérard Jugnot), Jean Claude (Michel Blanc), Popeye (Therry Lhermitte), Christian (Christian Clavier) e altri vacanzieri. hanno tanta voglia di divertirsi.
Al loro arrivo s’imbattono in un furioso temporale e, in maniera avventurosa, riescono a raggiungere le capanne dove alloggeranno. Il giorno dopo, il sole risplende e, durante la foto di rito, i vacanzieri devono accettare, loro malgrado, che gli animatori del villaggio li inondano con abbondanti secchi di acqua.
C’è chi prova, invano, a fare dello sci acquatico e chi balla e si diverte negli immancabili spettacoli serali di animazione. Non mancano le disavventure.
Infatti, Jean Claude, appassionato di foto, è preso di mira dagli amici e, mentre, è a mare, gli sfilano il costume ed è costretto a risalire sulla spiaggia, coprendosi con delle alghe. Nei giorni successivi i vacanzieri si sfidano a ping pong, a karate e in altre attività. Ma la vacanza è terminata e gli abbronzati, (come recita il titolo del film), devono ritornare alle loro occupazioni.
In questa commedia briosa e divertente corale, antesignana dei nostrani cine-panettoni, Leconte traspone sul grande schermo un progetto, nato da un gruppo teatrale Le Splendid, nato quasi per gioco, composto da Blanc, Clavier, Lhermitte e Jugnot.
Il regista parigino impagina una vicenda che strappa qualche sorriso e, amabilmente, prende in giro i Club Med, tanto in voga al tempo. In campo il solito corteo che affolla i club vacanze: l’animatore che corre dietro la villeggiante graziosa, la donna attempata a caccia di un flirt e le coppie stagionate e collaudate che litigano e poi si riappacificano, le scenate di gelosia e e la ricerca di un’avventura romantica. Il film sbancò il botteghino in Francia e ha dato poi vita a due sequel.
Per un approfondimento sulla filmografia competa di Patrice Leconte, con schede e commento critico e riflessioni dello stesso regista e di attori e attrici che hanno lavorato con lui si rimanda la volume ”Patrice Lecnte L’intima dolcezza del suo cinema” di Ignazio Senatore, edito da Sovrastrutture (2026)
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