XVI secolo. Zenon Ligre (Gian Maria Volonté), chirurgo e alchimista, perseguitato in Francia e in altre nazioni europee per i suoi scritti sui metalli e gli astri, ritenuti in netto contrasto con le idee del tempo, a cinquantotto anni, stanco e affaticato, ritorna a Bruges, sua città natale, con il falso nome di Sebastiano.
A Myers (John Levsen), un medico amico, che lo ospita e vive con Catherine (Anna Karina), racconta che è dovuto fuggire per evitare più volte l’arresto, Myers, allora, gli suggerisce di bruciare i suoi scritti, ma lui, in nome dello sviluppo della scienza si rifiuta perché crede fermamente che possano essere utili ad altri medici.
Intanto Catherine (Anna Karina), segretamente innamorato di Zenone, nella speranza di vivere al suo fianco, avvelena Meyers, ormai vecchio e malato, con un infuso. Invitato a restare in città, Zenone diventa il medico del convento di Cordeliers, e continua a prendersi cura dei poveri.
Al priore (Sami Frey) del convento confida di sentirsi smarrito di fronte agli orrori ai quali sta assistendo per mano della Santa Inquisizione.
Ritenuto un eretico e reo di aver avuto addirittura una relazione con il priore, accusato di stregoneria, è processato dal tribunale dell’Inquisizione. Libero pensatore, pur di difendere le proprie idee e non sottomettersi al potere ecclesiastico. decide di suicidarsi e di non finire sul rogo come la giovane madre.
Tratto dall’omonimo romanzo di Marguerite Yourcenar, il film è uno splendido affresco dell’epoca, impreziosito da una mirabile ambientazione e da splendidi costumi.
Al centro della narrazione la nobile figura di Zenone, abile chirurgo; chiamato a casa di un poveraccio con una gamba rotta, invece di amputarla, come in uso al tempo, disinfetta la ferita e ricompone la frattura con delle stecche.
Eroe ante-litteram, vittima dell’ottusità della Chiesa, che nei secoli, ha imprigionato e torturato le voci libere che si levavano contro la sua politica oscurantista, con la scelta suicidaria rinforza ancora di più la propria autonomia di pensiero.
Non mancano i flashback che rimandano alle scene di Zenone bambino, che gioca e si diverte felice e contento . Come già in Giordano Bruno, film diretto da Giuliano Montaldo, un altro “eretico” bruciato sul rogo dalla Santa Inquisizione, Volontè imprime al personaggio di Zenone la giusta intensità e equilibrio e grazie alla sua recitazione calibrata fu premiato come miglior attore con un Nastro d’argento.
Il titolo del film rimanda ad uno scritto al quale stava lavorando lo stesso Zenone.
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