L’ospedale più pazzo del mondo di Garry Marshall – USA – 1982

6 Agosto 2026 | Di Ignazio Senatore

Alcuni medici neolaureati devono svolgere al City Hospital di Los Angeles il praticantato in diverse specializzazioni, sotto la guida del primario, il dottor Joseph Prang (Tito Vandis).

Stephanie Brody (Sean Young), è iscritta a medicina, perché vuole seguire le orme paterne, un medico molto amato dagli abitanti del paesino di campagna dove viveva. Simon August (Michael McKean), aspira a diventare il miglior chirurgo mondiale ma, dopo essere stato vittima di uno stupido scherzo quando era bambino, si blocca ogniqualvolta deve incidere un paziente con il bisturi.

Phil Burns (Patrick Collins), per mantenersi agli studi, svolge un triplo lavoro e, non reggendosi in piedi per la stanchezza, alla costante ricerca di qualche farmaco che lo tenga su, prova a sedurre Norine (Taylor Negron), l’infermiera che custodisce le chiavi del deposito della farmacia. Walter Litto (Rick Overton), non si accorge che Angelo Coleen Maloney), è travestito da donna, perché figlio di Sal Bonafetti (Michael Richards), un mafioso italo-americano, diventato mutacico e ricoverato, per mancanza di stanze libere, nel reparto di psichiatria.

Nell’ospedale, inoltre, il solito via vai di pazienti; una donna che ha le doglie, ma è affetta da una gravidanza isterica; un paziente al quale un chirurgo alquanto distratto ha cucito l’alluce in faccia e il naso al posto del dito e, ogni qual volta starnutisce, la sua scarpa vola via.

Come prevedibile, i medici sono dei veri somari e non riescono a formulare una corretta diagnosi, a eccezione di Simon, l’unico davvero preparato al punto che, con le sue conoscenze scientifiche, mette addirittura in imbarazzo il dottor Prang e il dottor Oliver Ludwig (Harry Dean Stanton), perennemente sbronzo.

Stephanie, intanto, deve essere operata d’urgenza. Mentre Prang, senza più il becco di un quattrino, se la spassa con una sventola, le infermiere entrano in sciopero perché non ricevono lo stipendio da mesi. Grazie all’aiuto degli scalcinati e giovani colleghi, Simon, supera il trauma, opera l’amata Stephanie e la salva.

Gary Marshall, all’esordio, dirige una commedia corale, ricca di gag demenziali, che ironizza sui guasti del sistema sanitario americano. In campo un manipolo di dottori, inesperti e imbranati, che per tutto il film utilizzano dei termini falsamente scientifici, attenti più a sedurre infermiere e altre pollastrelle che ad apprendere i rudimenti del mestiere.

Naturalmente, nell’ospedale non c’è niente che funzioni e i farmaci ai pazienti ricoverati sono somministrati da un’infermiera che li lancia al volo mentre attraversa la corsia sulle rotelle. A rendere ancora più inverosimile la vicenda, le disavventure cui va incontro il killer, ingaggiato dalla famiglia rivale di Bonafetti; dopo aver provato, invano, ad eliminarlo, scambiato per un altro paziente, è sottoposto a diverse operazioni. Brevissima apparizione di una giovanissima Demi Moore.

Rispetto al titolo italiano, quello originale sottolinea le frenesie amorose degli impenitenti dottori.

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