Maigret di Patrice Leconte . Francia – 2002

8 Maggio 2026 | Di Ignazio Senatore
Maigret di Patrice Leconte . Francia – 2002
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Parigi. Anni Cinquanta. Una ventenne è trovata morta. Non ha documenti nella borsetta, veste con un abito d’alta moda, ma la biancheria intima che indossa è scadente, le scarpe sono ordinarie e gli orecchini di perle degli scampoli di bigiotteria.  A condurre le indagini il commissario Maigret (Gerard Depardieu). e i gli uomini del distretto 36 Quai des Orfèvres.

Paul (Hervé Pierre), il medico legale, informa Maigret che il cadavere, al quale sono state inferte cinque coltellate, è stato trasportato lontano dalla scena del delitto.

Nessuno sembra conoscere la vittima che, prima di essere assassinata, era passata in farmacia per acquistare del laudano e aveva bevuto dell’alcol. Si scopre che il suo nome è Louise Louvriere (Clara Antoons), una ragazza di provincia, orfana e figlia di padre ignoto.

La proprietaria del negozio, dove aveva preso a noleggio l’abito di lusso, la descrive come una ragazza timida e smarrita, con il tic di arricciare una ciocca di capelli con un dito.

Maigret prova a incollare i pezzi, scopre che l’assassino è mancino e s’imbatte in Betty (Jane Labeste), una giovane ragazza, la cui fisionomia assomiglia, come una goccia d’acqua, a quella di Luoise.

Vien fuori che Betty, dopo aver conosciuto Louise in treno, l’aveva ospitata nel suo modesto alloggio a Parigi e le aveva procurato anche una particina in un film. Maigret interroga Janine Arménieu (Melanie Bernier) e il ricco Laurent Clermont- Valois (Pierre Moure), una giovane coppia che, il giorno dell’omicidio stava festeggiando il loro fidanzamento. E se fosse la pista giusta?

Leconte punta sul fisico eccedente e ingombrante di un monumentale Gerard Depadieu, che funge da contrasto alle figure di Louise e Betty, esili come un uccellino.

In apertura, il regista francese mostra un medico che impone a Maigret di non fumare più la pipa, in ragione dei suoi problemi respiratori. Spogliato il protagonista del suo oggetto feticcio, come in ogni giallo che si rispetti, Leconte non dissemina la narrazione di falsi indizi e non invita lo spettatore a indovinare chi possa essere l’assassino,

A Leconte interessa impaginare un film d’atmosfera, ambientato quasi totalmente in interni, sullo sfondo di una Parigi crepuscolare e non da cartolina.

Sin dalle prime battute, si intuisce che l’attenzione del regista è tutta su Maigret, un commissario corroso da dubbi e incertezze, che si muove sulla scena, quasi ondeggiando, con passo lento e felpato.

Senza lasciarsi prendere dalla frenesia di incastrare il colpevole, Maigret incolla, sapientemente, ad uno ad uno i pezzi. La caccia all’assassino del corpulento e stanco commissario non è spruzzata da sete di vendetta, nei confronti da chi si è macchiato del feroce delitto, ma solo dal desiderio di far emergere la verità.

Pacato, riflessivo, tormentato, più che porre domande, Maigret si limita ad ascoltare attentamente i suoi interlocutori. Leconte non mescola le carte, non depista lo spettatore e, soprattutto, non va a caccia del colpo di scena finale.

Sin dalle prime battute, si intuisce che Maigret prova tenerezza per la giovane e smarrita ragazza uccisa, vittima di un destino che le ha remato contro, sin quando era bambina.

Ad aiutarlo a dipanare la matassa, sarà anche la tenera e coraggiosa Betty, una ragazza verso la quale Maigret sente, sin dal primo incontro, il bisogno di proteggere. Il solerte commissario scoprirà che un quadro sordido, a base di perversione e di sesso, tipico delle storie di provincia, funge da sfondo al delitto.

Depardieu, subentrato a Daniel Auteuil, dona un tocco finemente malinconico al personaggio. Nel cast Aurore Clement, nei panni di Madame Clermont- Valois, madre di Laurent, Anne Loiret, in quelli della dolce e comprensiva moglie di Maigret, e Andrè Wilms, alla sua ultima apparizione, in quelli di Kaplan, un vecchio tappezziere che cerca, invano, la figlia misteriosamente scomparsa. Ipnotica la colonna sonora di Bruno Colais.

Trentatre anni dopo l’impareggiabile L’insolito caso di Mr Hire, Leconte traspone nuovamente un romanzo di Georges Simenon, Maigret e la giovane morta, che lo scrittore belga aveva pubblicato nel 1954. Un ritorno sullo schermo, quello del famoso commissario, dopo anni, dal lontano 1958, con il grande Jean Gabin, diretto da Jeanne Delannoy ne Il commissario Maigret.

Pur essendo fedele allo spirito del romanzo, Leconte lo stravolge, elimina alcuni personaggi, ne inserisce altri e cambia completamente il finale.

Il regista parigino omette la figura di Lagnon, un ispettore non privo di fiuto che conduce parallelamente a Maigret l’inchiesta, covando la segreta speranza di accalappiare l’assassino prima di lui.

Nel film non compare Germaine, la madre di Louise, una donna che vive a Nizza e che trascorre le giornate al Casino di Montecarlo. Presa dal fuoco sacro del gioco, punta ogni giorno una discreta somma sul neo o sul rosso e, a fine giornata, riesce sempre a portare a casa un piccolo gruzzolo che le serve per vivere.

Nel romanzo non c’è traccia della figura di Betty, manca quello della madre di Santoni (nel film Madame Clermont- Valois) ed è Janine e non Betty che incontra Louise in treno e le offre ospitalità nella camera in affitto. Nel romanzo, infine, non c’è nessun riferimento al torbido triangolo tra Louise, Janine e Laurent.

Nelle ultime battute del romanzo compare la figura di Julius Van Cram, un avventuriero, padre di Louise che, per mettere in pratica le sue truffe, viaggiava per il mondo, morto qualche mese prima a Sing Sing. L’uomo aveva spedito una lettera alla figlia nella quale la invitava a procurarsi il passaporto per l’America dove, consegnando la lettera a un uomo, avrebbe ricevuto in cambio una grossa somma di denaro. Louise si reca in un bar gestito da un certo Albert, per ritirare una lettera. Ma Albert, prima di consegnarla a Louise, l’aveva letta e architettato il piano con un complice, un certo Bianchi, che l’aveva seguita per rubarle la lettera custodita nella borsetta, Dopo aver cercato di strappargliela, l’aveva colpita e uccisa.

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