Marisa la civetta di Mauro Bolognini – Italia – 1957 – Durata 86’- B/N

8 Gennaio 2026 | Di Ignazio Senatore
Marisa la civetta di Mauro Bolognini – Italia – 1957 – Durata 86’- B/N
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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   La diciassettenne Marisa (Marisa Allasio), vende gelati sulla banchina della stazione di Civitavecchia. Spirito libero e indipendente, si diverte a essere corteggiata dai ragazzi della città e, in maniera civettuola, sta al loro gioco, tenendoli, però, debitamente a distanza.

    Un giorno, in stazione, arriva Angelo (Renato Salvatori), un marinaio simpatico e spavaldo, che fa la spola tra Civitavecchia e Palermo.

   Tra lui e Marisa scatta il classico colpo di fulmine, ma lei continua a frequentare il giovane Luccicotto (Angel Aranda), figlio del proprietario del bar della stazione, calciatore della squadra locale, che conosce fin da bambino, e Luigi (Ettore Manni), il vice-capostazione, entrambi innamorati di lei.

   A Civitavecchia giunge anche Antonio (Francisco Rabal), il nuovo capostazione, freddo e riservato, che, sin dal primo giorno, lascia intendere a Marisa che non approva il suo modo di vestire, eccessivamente scollato. Per evitare che possa dar scandalo, a sua insaputa, scrive al Ministero per farla ammettere alla scuola di telegrafista.

   Lei non vuole abbandonare il suo mondo e, per evitare di partire, decide di sedurlo. Ma Antonio è fidanzato con la spocchiosa e altera Luisa (Luz Marquez) e non le dà spago.

   Luigi dichiara a Marisa il suo amore, e la bacia in stazione, proprio quando Angelo ritornato a Civitavecchia, le sta andando incontro.

 Deluso, le dà il benservito e, prima di tornare a bordo, la innaffia con un idrante.

    Amareggiata e confusa, Marisa dichiara a Luigi di non amarlo e rompe il fidanzamento. Per fare un dispetto a Angelo, accetta la corte di Luccicotto, che, però parte subito, per il servizio di leva, come carrista, destinato a una caserma romana.

   Marisa, allora, pensa di espugnare il cuore di Antonio, e lo segue in un treno diretto a Roma. Ma, alla stazione della capitale, l’aspetta Luisa, e allora lei non trova di meglio che andare alla caserma dove Luccicotto è stato assegnato. Ma è la giornata libera dei soldati e lei, per incontrarlo, accompagnato dai commilitoni, che le fanno la corte, fa il giro delle balere della città.

     Al ritorno a Civitavecchia, Fumetto (Giancarlo Zarfati), un ragazzino simpatico che sta spesso assieme a Marisa, le svela che Angelo è in compagnia di una ballerina di Cesena.  Antonio, intanto, le svela che ha rotto il fidanzamento con Luisa, e che è innamorato di lei.

     Ma il cuore di Marisa batte solo per Angelo e, quando lo vede, per la rabbia, lo innaffia con l’idrante. Quando, però, lui le chiede di sposarlo, lo segue, di corsa, e va a vivere da lui.

   Bolognini impagina una pellicola fresca e leggera, che rimanda agli stilemi del neorealismo rosa, in voga in quegli anni, e punta tutto sul fascino e la simpatia di Marisa Allasio che, grazie alle sue forme generose, divenne, al tempo, il desiderio erotico degli italiani.

   Il film ha un ritmo spumeggiante e, seppur ricalchi le atmosfere di Poveri ma belli di Dino Risi (1957), interpretato dalla stessa Alassio, Renato Salvatori ed Ettore Manni, di fatto, sembra più una rivisitazione, ai giorni nostri, de La Locandiera di Carlo Goldoni, ambientata non più a Venezia, ma a Civitavecchia.

   L’Allasio, fresca e travolgente, interpreta una ragazza consapevole di attirare le attenzioni dei ragazzi, ma non mette mai in campo atteggiamenti seduttivi e maliziosi. Lontana mille miglia dalle dark lady dei noir americani, grazie al suo viso acqua e sapone, anche se, alla ricerca del grande amore, saltella da un fidanzato all’altro, con i quali scambia solo baci, senza mai perdere candore e ingenuità.

   Nel rispetto del clima del tempo fanno sorridere i comportamenti dei suoi pretendenti che, per sincerarla di avere delle intenzioni serie, le ripetono: “Ti sposo”.

    Ad Antonio che la rimprovera per il suo abito troppo scollato, Marisa, mai doma, risponde: “Mi piacerebbe andare vestita così, seria. Se alle volte vado un po’ decolté, è perché devo vendere la roba. Anche il cliente ha le sue esigenze, no?” E quando lui, di rimando, le chiede se si vergogna, con un filo di voce, gli risponde: “Si”, e, poi, aggiunge: “Sapesse quando è difficile la vita, per una ragazza sola come me. Mio padre e mia madre non ce l’ho più, neppure un secondo cugino, non ho nessuno e io mi devo difendere nella vita. Lo sa che la migliore difesa è l’attacco? E io attacco!”

   Per rendere ancora più accattivante la vicenda, Bolognini inserisce il personaggio di Fumetto, un ragazzino simpaticissimo, che sostiene Marisa e la mette al corrente dei movimenti dei suoi pretendenti.

   Nel film non mancano le battute salaci in dialetto romanesco. Il ritmo, però, cala di qualche tacca, quando Bolognini insiste nel mostrare Marisa che, alla ricerca di Luccicotto, fa il giro delle balere. Nel complesso, il film, a distanza di anni, mantiene la sua vivacità e segna la prima collaborazione tra Bolognini e Pasolini, autore dei dialoghi.

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