Nelle pieghe della carne di Sergio Bergonzelli – Italia – 1970

6 Luglio 2015 | Di Ignazio Senatore

Bretagna. Pascal (Fernando Sancho), un evaso, vede Lucille (Eleonora Rossi Drago), una governante, che sta seppellendolo un cadavere nel giardino della villa di Andrè Corman, padre di Falaise (Anna Maria Pierangeli), misteriosamente scomparso.

Colin (Gutierrez Caba), un’artista, amante di Falaise e nipote di Lucille, con l’aiuto delle due donne, elimina Michael (Victor Barrera), un loro cugino, appena arrivato e lo scioglie nell’acido, saponificandolo. Un uomo, che dichiara di essere amico di Michael, dopo essere andato a letto con Falaise, è decapitato.

Tredici anni dopo, l’evaso si presenta nella villa e, in cambio del silenzio, prova a estorcere del denaro a Lucille e ai suoi complici. L’uomo, rozzo e volgare, minacciandoli con la pistola, li tiene, praticamente, in pugno e costringe Falaise a giacere con lui. Lucille lo uccide, con una nube di gas, mentre è nella vasca da bagno.

Dopo essersi sottoposto a una plastica facciale, Andrè ritorna nella villa, e comunica a Lucille, che aveva fatto credere a tutti di essere scomparso, per sfuggire a dei killer che volevano ucciderlo. In quella stessa notte, Falaise era stata violentata da Antoine (Luciano Catenacci), un bruto, amante di Lucille.

Falaise si era convinta che a violentarla era stato il padre, un uomo che decantava la bellezza dei suoi bei capelli dorati; da allora, nella speranza di rimuovere quel doloroso passato, aveva deciso di indossare una parrucca. In una girandola di colpi di scena, si scopre che Falaise non è la figlia di Andrè e che la vera Falaise era ricoverata in una clinica per malattie mentali.

La ragazza alla quel era stato fatto credere che fosse Falaise era, invece, Erter, figlia di Lucille e Andrè era un ispettore di polizia che aveva assunto la falsa identità per smascherare Lucille, colpevole di aver decapitato Antoine, dopo che aveva violentato la vera Falaise.

Giallo ricco di (troppi?) colpi di scena, che si attorciglia su se stesso con l’ingresso in campo di personaggi la cui vera identità è poi smentita nel corso della vicenda. Lucille e Falaise sembrano dolci e ospitali, ma, in realtà, con la complicità di Colin, sono delle sanguinarie assassine che eliminano chiunque faccia loro visita. 

La trama è cervellotica e confusa e non convincono l’improvvisa apparizione di Falaise e i motivi che hanno spinto Ester a credere, per tanti anni, di essere Falaise e vittima della violenza sessuale che di fatto a subito la vera Falaise. Soggetto e sceneggiatura a parte, la pellicola è immersa in un’atmosfera malsana (le torbide relazioni tra Ester, Lucille e Colin) e condita da un tocco orrifico (i corpi delle povere vittime sciolti prima nell’acido e poi sotterrati nel bosco intorno alla villa).

A rimarcare gli aspetti inquietanti della vicenda, la presenza di due avvoltoi, chiusi in una gabbia del giardino della villa. Nei titoli di testa, compare la scritta: “E all’improvviso un urto violento che lascia nella mente un graffio profondo, un’alterazione permanente” e, successivamente, si apre con una frase attribuita a Sigmund Freud: “E ciò che è stato, resta. Inchiodato al cervello, annidato nelle pieghe della carne, distorto, ti condiziona e, inconsciamente, ti costringe”.

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