Il ragionier Arturo De Fanti (Paolo Villaggio), impiegato in una piccola banca, è sposato con Elena (Catherine Spaak). A corto di denaro, i coniugi devono a Smeralda (Enrica Buonaccorti), la domestica, una montagna di arretrati e lei, per ripicca, trascorre le giornate sul divano a guardare la televisione e osserva, compiaciuta, Elena che sfaccenda tutto il giorno per casa.
Arturo, allora, propone a Elena di accogliere in casa Vanna (Anna Maria Rizzoli), la sua amante, così lei contribuirebbe a pagare le spese.
Il menage a trois sembra andare a gonfie vele, ma una sera Arturo e Vanna rientrano a casa prima del previsto e scoprono Elena in compagnia di Guglielmo, detto Willy (Gigi Reder), suo amante.
Poiché parteciperebbe anche lui alle spese, Guglielmo si unisce a loro tre, a patto che diventi l’amante di Vanna.
All’allegra compagnia si aggrega, poi, la principessa Selvaggia deli Antigori (Anna Mazzamauro), moglie di Willy, e Libero Catena (Carlo Giuffré), marito di Vanna, dai modi effeminati, appena evaso dal carcere.
In accordo con Elena, il dottor Morpurgo (Ugo Bologna), direttore della banca, fa un salto a casa di Arturo e, come prevedibile, in un tourbillon di colpi di scena, scopre gli strani intrecci che legano gli occupanti della casa.
Essendo Libero, un pregiudicato, inizia a serpeggiare negli occupanti dell’appartamento, la paura che possono essere considerati complici e, quindi, arrestati e, in un lampo, decidono di andare via.
Il dottor Morpurgo chiede allora ad Arturo ed Elena se può affittare una stanza.
L’idea che, per difficoltà economiche, mariti, mogli e amanti vivano tutti sotto lo stesso tetto, in una sorte di comune, è divertente, ma Salce non regala ai personaggi nessuna riflessione in merito alla loro bizzarra e originale scelta di convivenza.
Sottotraccia, il regista romano lascia intendere che, di fronte ai problemi economici, i tradimenti, passano in secondo piano, anche se, nel corso della vicenda, non mancano rifiuti, ripicche e gelosie su chi deve giacere la notte e con chi.
Il ritmo è, però, sonnecchiante e i colpi di scena prevedibili e ripetitivi.
In questa pochade, Salce fa appello in gran parte al cast che componeva l’insuperabile Fantozzi e dirige per la settima e ultima volta Paolo Villaggio e, per la quarta Reder e Mazzamauro. I personaggi di Catherine Spaak e di Carlo Giuffrè sono, però, abbozzati, al pari degli altri che compaiono sulla scena.
Rizzoli non brilla e la vera sorpresa è un’inedita Buonaccorti. Poco accattivante, infine, il titolo che, per via associativa, rimanda, naturalmente, al più noto ragioniere Fantozzi.
Nel cast Paolo Paoloni, amante di Selvaggia, con la fissa di uccidere Willy, e Vincenzo Crocitti, nei panni di un cassiere della banca.
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