Siamo nel I780. Il barone Grégoire Ponceludon de Malavoy (Charles Berling), ingegnere idrografo, arriva alla corte di Versailles, con l’intenzione di reperire i finanziamenti per bonificare le paludi malsane e insalubri delle sue terre, nel Dombes, che provocano numerose malattie e le morti dei contadini.
Giunto al cospetto del responsabile dei conti del re, gli illustra il suo progetto di bonifica, ma il funzionario gli lascia chiaramente intendere che le casse del re sono a secco. Dopo aver proposto, invano, il progetto ad altri funzionari, scopre che una lunga schiera di postulanti, appartenenti alla piccola nobiltà, è in attesa di essere ricevuta dal Re Luigi XVI (Urbain Canbelier),
Il marchese de Bellegarde (Jean Rochefort), un vecchio e arzillo medico, gli suggerisce che, se vuole giungere al cospetto del re, quando è a corte deve apparire un salace uomo di spirito e essere sferzante e pungente nella conversazione. Gli consiglia, quindi, di improvvisare arguzie e motti di spirito, non affrontare mai discorsi seri, non proporre calembour e non ridere mai alle proprie battute.
Per aiutarlo a raggiungere il suo scopo, lo presenta a delle persone influenti e, tra queste Madame de Blayac (Fanny Ardant), una nobildonna molto vicina al re, amante dell’abate di Vilecourt (Bernard Giraudeau),
Greogoire s’innamora di Mathilde (Judith Godrèche), la figlia del marchese de Bellegarde, ma la giovane è già promessa sposa a un ricco aristocratico, molto più anziano di lei.
Dopo che l’abate di Vilecourt, per un infelice motto di spirito rivolto al re, finisce alla Bastiglia, Gregoire diventa l’amante di Madame de Blayac,
Gregoire, intanto, grazie ai buoni uffici della sua amante, incontra fugacemente Luigi XVI e gli accenna alla bonifica delle sue terre. Il re, sembra interessato, e gli concede un appuntamento nei giorni a venire.
Gregoire è sfidato, però, da un ufficiale del re, vince il duello, ma avendo ucciso un militare non può essere più ricevuto a breve dal sovrano.
Gregoire ritorna tra le braccia di Mathilde, che ha rotto, intanto, la promessa di matrimonio. Madame de Blayac, ferita nell’orgoglio, nel corso di un ballo in maschera, ordina a un nobile di sgambettare Gregoire, che finisce gambe all’aria.
Un attimo dopo, essendo oggetto della derisione dei presenti, Gregoire comprende che la corte non è il suo posto, che non realizzerà mai il suo sogno e torna nelle sue terre assieme a Mathilde. Gustata la sua vendetta, Madame de Blayac si ritrova con un pugno di mosche in mano.
Il film si chiude con il marchese de Bellegarde che, rifugiatosi in Inghilterra, a seguito alla rivoluzione francese, rivela che la figlia e Gregoire si sono sposati e sono rimasti in Francia per proseguire il progetto di bonifica delle loro terre.
Primo film in costume di Patrice Leconte, che mette al centro della narrazione la vacua esistenza delle nobiltà al tempo di Luigi XVI.
Nelle prime battute, Leconte mostra i contadini estrarre dalle acque malsane dei pesci morti e, nella scena successiva, per contrasto, due damigelle che spargono di cipria il corpo di Madame de Blayac.
Piuttosto che puntare sui pettegolezzi, i tradimenti e gli intrighi a corte, il regista francese, impietosamente, sottolinea le oziose giornate che trascorrono a corte dame, baroni e marchesi.
Volutamente avulsi dal mondo che li circonda, insensibili alla miseria e agli altri flagelli che colpiscono chi appartiene ad un rango inferiore al loro, nel corso dei lauti banchetti o dei fastosi ricevimenti, i nobili, per assicurarsi fama e successo in società, si sfidano a colpi di spietate battute e in dei veri e propri duelli verbali, il cui unico scopo è quello di mettere in ridicolo e umiliare l’interlocutore.
Far parte della corte, per quanto ambito e prestigioso, è una condizione estremamente effimera e precaria. Basta, infatti, una battuta poco felice, che non scateni l’ilarità dei presenti o un piccolo incidente di cui si è protagonisti, che si finisce per diventare oggetto di derisione degli altri nobili, e, automaticamente, non più graditi a corte.
Ne fa, infatti, le spese un nobile, cha attende invano e da tempo di essere ricevuto dal re. Vittima di uno scherzo di un suo pari, che gli sottrae una scarpa mentre è appisolato, al risveglio, il malcapitato, scoperto di avere un buco in una calza, s’impicca. Non a caso, il film si apre con un nobile, che si vendica del signor de Blayac, ormai vecchio e inchiodato a letto che, avendolo soprannominato il marchese di Patatrac, a seguito di una sua rovinosa caduta mentre ballava, era stato poi allontanato a corte.
Gregoire, animo sensibile, preoccupato per la salute dei contadini delle sue terre, è subito ben visto a corte perché si presenta con un salace “Si può nascere in una stalla senza credersi un cavallo”,
Nel corso della vicenda, si adegua al languore e ai ritmi sonnecchianti della corte e, a contatto con loro, perde smalto e finisce tra le braccia della diabolica Madame de Blayac che gioca con lui come il gatto con il topo.
Di tutt’altra tempra la battagliera Mathilde, cresciuta grazie al padre, con il mito di Voltaire e dello spirito illuminista. Con un primitivo scafandro e una tuta da palombaro, un po’ rabberciata, è impegnata, infatti, nella ricerca scientifica della resistenza umana sott’acqua.
Indomita sognatrice, dà un calcio alla ricca dote del vecchio e futuro marito, sposa l’uomo che ama e lo segue, infine, nelle sue terre malsane.
Il titolo del film lascia sottilmente intendere che a essere ridicoli sono i nobili, con ciprie e parrucche, e con le loro vite spese ad azzannarsi, con ferocia e crudeltà, per un motto di spirito.
Leconte si avvale dei preziosi costumi di Christian Gasc e delle magnifiche ambientazioni, negli sfarzosi saloni, di Ivan Massion. Il film è stato premiato con un David di Donatello come miglior film straniero. Candidato all’Oscar, per la Francia, come miglior film straniero, si è aggiudicato il Cesar come miglior film, miglior regia, scenografia. Accattivante la colonna sonora di Antoine Duhamel. Splendida la fotografia fiammeggiante di Thierry Arbogast.
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