Germania, 1912. Friedrich Zeitz (Richard Madden), un giovane ingegnere chimico- metallurgico, di umili origini, alloggia in una misera stanzetta e ha una relazione sentimentale con Anna (Shannon Tarbet), una ragazza povera come lui.
Appena laureato all’Università di Friburgo, è assunto nell’azienda siderurgica del magnate Karl Hoffmeister (Alan Rickman).
In breve tempo, conquista la fiducia dell’industriale e diventa il suo segretario personale. Quando le condizioni di salute di Karl peggiorano, a causa di problemi cardiaci, Friedrich si trasferisce a casa sua.
Inevitabilmente, finisce per frequentare Charlotte (Rebecca Hall), detta Lotte, giovane moglie dell’industriale.
Friederich, intanto, dà lezioni al piccolo Otto (Toby Murray), figlio della coppia e, di tanto in tanto, gioca con lui e insieme alla madre, fanno delle lunghe passeggiate.
Friederich è attratto dall’eleganza e dalla bellezza di Lotte, ma, consapevole della sua condizione sociale, soffoca dentro di sé la passione.
Lotte non è insensibile al suo fascino e, dopo aver preso atto che vive in una stamberga, lo invita a trasferirsi definitivamente da loro.
Il Messico, reduce dalla ribellione di Emiliano Zapata, é ricco di manganese, metallo indispensabile all’acciaieria, e Friederich suggerisce a Karl di investire uomini e mezzi nella nazione sudamericana.
Il magnate, che ha cieca fiducia in lui, gli affida il prestigioso incarico e lo spedisce Oltreoceano.
Alla notizia della sua partenza, Lotte è come smarrita e, prima di salutarsi, i due si promettono che si ameranno al ritorno dal Sudamerica.
La Germania entra in guerra e la fitta corrispondenza, nella quale Friederich e Lotte si dichiarano amore eterno, cessa di colpo.
Friederich, diventato un abile imprenditore, ritorna sei anni dopo in Germania. Lotte, rimasta vedova, gli chiede di non lasciarla e di rimanere per sempre al suo fianco.
Nel girare il suo primo film in inglese, Leconte impagina una grande storia d’amore che, nonostante gli ostacoli, resiste negli anni, sia alla lontananza che alla forzata separazione.
L’ambientazione è quella alto-borghese e contrasta con le umili origini di Frederich che, sin dalle prime scene si vergogna di mostrare a Lotte le sue scarpe vecchie e consumate. In questo melò, fin troppo trattenuto, il regista francese, s’affida a dei magnifici costumi e alle eleganti ambientazioni che fanno da cornice ai tormenti amorosi dei due protagonisti.
Friederich è descritto come un uomo dall’infanzia difficile: non ha mai conosciuto il padre, la madre è morta quando era bambino e cresciuto, poi, in un istituto.
Leale e riconoscente nei confronti dell’anziano e malato Karl, che gli affida la gestione della sua industria, si limita a lanciare dei teneri e appassionati sguardi all’amata Lotte, senza mai dichiararle il proprio amore.
Una sola volta, all’uscita dal teatro, dove l’ha accompagnata ad assistere un’opera lirica, si lascia andare ad una velata allusione all’attrazione che prova per lei, ma Lotte, una donna schiava della rigida educazione ricevuta, lo gela.
Karl è descritto come una figura paterna e, sin dalle prime battute, consapevole del suo precario stato di salute, sembra voler spingere il fido Friederich tra le braccia della moglie. Non si sorprende, infatti, quando, quasi agonizzante, confessa a Lotte di aver sempre intuito la passione che la legava a Friederich, consapevole che non avrebbe avuto alcun mezzo per impedire che esplodesse.
Seppur la guerra compaia verso la fine del film, è evidente che al regista francese non interessa raccontare l’orrore che devastò l’Europa.
In questo inno all’amore che non conosce ostacoli e che nemmeno il distacco di tanti anni riesce a cancellare, Leconte lascia chela passione che travolge i due protagonisti sia più enunciata che mostrata.
In tutto il film non c’è mai un momento di nei quali i due si lasciano andare al tumulto delle emozioni. Lotte non è mai maliziosa e Friederich, schiacciato dalla sua umile origine e dal suo ruolo subalterno, non si lascia mai guidare dallo scompiglio dei sensi.
L’unica scena nella quale sembra divampare l’eros, è così castigata che strappa, perfino, qualche sorriso.
La londinese Hall, già musa di Nolan Allene e Affleck è troppo statica e legnosa. Lo scozzese Madden, al suo terzo film, sembra troppo acerbo. Il londinese Rickman, come i grandi attori, s’immerge, invece, alla perfezione nel suo personaggio.
Nel trasporre sul grande schermo il romanzo Il viaggio nel passato dello scrittore viennese Stefan Zweig, Leconte imprime il proprio tocco e stravolge, in qualche modo la vicenda.
Fedele all’impianto romantico, Leconte omette, infatti, che l’industriale costringe il protagonista a trasferirsi a casa sua e, fedele all’idea di rendere Friederich il motore della vicenda. tralascia che è l’industriale che lo mette al corrente dei giacimenti in Messico.
Messe da parte queste piccole licenze narrative, come gli anni trascorsi lontani (nove e non sei), due sono le differenze sostanziali.
Innanzitutto, alla notizia dell’imminente viaggio di Friederich per il Messico, nel romanzo, la passione amorosa tra i due protagonisti esplode tumultuosa, con baci, effusioni rubate di nascosto e scambi di biglietti ardenti e infuocati.
Leconte inserisce la storia d’amore di Friederich con Anna, una ragazza del suo stesso ceto sociale, e non fa alcun cenno, invece, che nel romanzo, il giovane protagonista in Messico si è sposato, con una giovane donna, e dalla loro unione sono nati due bambini. Inoltre, nel romanzo la figura di Karl è molto periferica e, tantomeno. sospetta la passione amorosa tra la moglie e il giovane ingegnere.
Ma la differenza più sostanziale è nella scelta di Leconte di mutare completamente il finale e mostrare i due innamorati che, romanticamente, si ritrovano e si amano nuovamente.
Molto più realisticamente, invece, nel romanzo, i due protagonisti si rivedono a distanza di nove anni, provano a riaccendere la passione di un tempo, ma giunti in albergo, prendono dolorosamente atto che non è possibile rivivere il tumulto degli anni passati. Nelle ultime righe Friederich commenta: “Come era brutta la stanza, che vergogna starsene lì, come era deludente quell’incontro così ardentemente desiderato da anni, un incontro che né lui, né lei avrebbero voluto in quel modo così brutale, di una impudente nudità”. I due decidono di uscire dalla stanza e fare una lunga passeggiata. Il romanzo si chiude con due versi di una poesia di Verlaine: “Nel vecchio parco solitario e raggelato, due spettri cercano il passato.”
Da sottolineare, infine, altre piccole licenze. Leconte cambia il nome del protagonista (da Ludwig a Friederich), Lotte nel romanzo non ha nome e Karl è indicato semplicemente come il Consigliere G., affetto da una fastidiosa sciatalgia che lo costringe a letto. Sono, inoltre, evidenti altre piccole e ininfluenti differenze: la madre del protagonista non è morta e si adopera con le figlie a comprare lenzuola, un abito scuro e delle scarpe, affinché non fosse tropo evidente lo stato di indigenza del figlio quando si trasferisce a casa del consigliere G.
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