In Abruzzo, alle prime nevi, i lupari danno la caccia ai lupi e, dopo averli uccisi, girano con i loro carretti per i paesi, certi che i contadini, poiché hanno messo in salvo i loro greggi di pecore e capre, in segno di riconoscenza, daranno loro in cambio, del denaro, dei viveri e l’ospitalità.
Attirati dalla possibilità di guadagnare ventimila lire per ogni lupo ucciso, Giovanni (Pedro Armendàriz), la moglie Giovanna (Silvana Mangano) e il piccolo Pasqualino Giovanni Matta), raggiungono Vischio, un piccolo paese, dove abita Nazareno (Giulio Calì), un anziano luparo, che offre loro ospitalità.
Amerigo (Euro Teodori), il figlio del ricco Don Pietro, (Guido Celano), deve vendere delle pecore ma, per fare un salto da Carmela, la sua amata, lascia il camion in strada e un gruppo di lupi assale le pecore e ne uccide un paio.
A sparare ai lupi è Ricuccio (Yves Montand), un altro luparo, che, ricambiato, fa gli occhi dolci a Bianca (Irene Cefaro), figlia di Don Pietro.
Ricuccio, sempre più sbruffone, lascia credere di aver ucciso un lupo, ma, in verità, è un cane ed è cacciato via da Don Pietro, che accoglie a casa sua, Giovanni, Teresa e Pasqualino.
Giovanni spera di catturare un lupo vivo, così potrebbe venderlo a un giardino zoologico, per sessantamila lire. Lo acciuffa, ma, poi, se lo fa sfuggire e, nella lotta corpo a corpo, è sbranato dagli altri lupi. Teresa e Ricuccio restano a Vischio, fino all’arrivo della primavera.
In inverno, entrambi ritornano in Abruzzo, ma sembra che di lupari non ci sia più bisogno. Ma i lupi, affamati, invadono il paese e fanno strage di pecore, cavalli, mucche e di altri animali e Ricuccio, assieme agli altri uomini, li uccidono. Non pago, riesce a prenderne un lupo vivo, che si è rintanato in una stalla. Bianca, vuole cambiare aria e, dopo una notte d’amore con Ricuccio, decide di fuggire insieme a lui. Avendo scoperto che la figlia non è più illibata, Don Pietro pensa di uccidere Ricuccio.
Teresa, che ha deciso di abbandonare il paese, lo convince a non macchiarsi di un delitto, gli suggerisce di rendere felice Bianca e ospitare Ricuccio in casa sua. Ricuccio ringrazia e saluta Teresa e segue Don Pietro, ma, poi, ci ripensa, e va via con Teresa e Pasqualino.
De Santis abbandona i campi e dirige una pellicola dove i veri protagonisti sono i paesaggi innevati, le misere casette dei contadini e i famelici lupi.
La trama, però, non decolla e la love story tra Giovanna e Ricuccio e quella tra il bel tenebroso e Bianca sono tenute troppo a freno.
Le scene dove compiono i lupi che scendono dai monti e quelle che invadono il paese sono, però, di grande impatto emotivo e scatenano una sorta di inquietudine nello spettatore. Montand, spavaldo e temerario, ha sempre la sua simpatica faccia da schiaffi e la Mangano, dopo Riso amaro, diretta per la seconda volta da De Santis, ha stampato perennemente sul volto dolente un’espressione tragica e infelice.
Per delle divergenze con la Titanus, che voleva tagliare il film di circa venti minuti, De Santis non curò il montaggio e, provò, invano, di non firmare il film e togliere il proprio nome dai crediti.
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